venerdì 27 settembre 2013

Un popolo senza memoria, è un popolo senza futuro.


Ci sono tanti aforismi e citazioni sul passato e sulla memoria storica dei popoli e delle persone. Tantissimi.
Montanelli scrisse: "Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente. "

Mahmud Darwish, poeta palestinese, invece: "Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro."
Questa certezza attraversa il tempo ed i popoli. E' una delle cose più condivise dell'umanità. Certo é che il passato debba essere d'insegnamento positivo, non negativo, altrimenti staremmo ancora a fare le crociate.
Qualche anno fa, mi capitarono delle vecchie foto di famiglia. Ne trovai una degli anni 20 e qualcun'altra ancora più vecchia. Visi ed espressioni che mi ricordavano qualcosa ma sciupati e deteriorati dal tempo. Buchi sulla carta, spazi vuoi, macchie nere, freghi a penna o a matita, schizzi d'acqua che ne rovinavano la visione.
Così già lavorando in vettoriale con un programma professionale, decisi di infilarne una nello scanner e cerca che ti ricerca la soluzione migliore tra dpi e grandezza foto riuscii a tirarne fuori un'immagine elaborabile. Chiusi la porta e mi immersi nell'imparare a ricucire i buchi. Così dopo diversi tentativi per prenderci la mano, fu abbastanza semplice. Uscirono i volti dei miei bisnonni e trisnonni. Nessuno si ricordava più chi erano alle volte. Magari dietro una foto fatta a fine vita, c'era  un nome e dovevi confrontare il viso con l'unica altra fatta da giovane, confidando che all'epoca gli obiettivi erano gli stessi.
Così ti appare qualcosa di sconosciuto e che supera il tempo e lo travalica. Ricordo che ritoccandone una mi scesero dei lacrimoni grandi. Lentamente appariva il viso di una persona conosciuta che da vecchio mi aveva accarezzato da bambino. Ricordo le sue attenzioni e come un flashback, anche la sua voce. Sensazione unica. Indescrivibile.

Così mi viene in mente l'analogia con la spada. "Ricorda chi l'ha impugnata". Un simbolo, un kami. "Ricorda come ha vissuto".
Il lavoro di ricerca del passato ovviamente era cominciato da ragazzo, incaricato di descrivere e di raccontare la cultura giapponese per "gli adepti" e praticanti. Avevo già scoperto che i vari attrezzi di letto per giocare erano già presenti nella terra del sol levante da diversi secoli. Li il sesso non è un tabù quindi era facile.


Adesso, qui come li ci sono persone che sanno cosa sia un vibratore ma non tutti i modi di usarlo per farne un esempio abbastanza "stupido". Ci sono persone che ignorano semplicemente la cultura storica della propria società.
Valori come quelli descritti nel video di ieri, credo siano molto attuali oggi in una società che di valori ne ha pochi. Non bisogna necessariamente credere in un dio ed avere fede nel dogma ma semplicemente far crescere il proprio karma, fino ad avere una coscienza di quello che è giusto e che è sbagliato. L'umanità nel più alto senso del termine. L'impegno totale nelle cose che si fanno, cercando di farle bene. D'altra parte l'anima è l'unica cosa che è veramente nostra e che non è comprabile.

Qualcuno ieri mi ha detto che: "E' inutile che io parli di Giappone, tanto non capiranno". 

"Non importa manco che sia Giappone, non importa che capiscano tutti" rispondo, "basta che capisca uno".
Inutile essere italiani, giapponesi, turchi, islandesi o celti o quel che vi pare. Non è mai l'apparenza quella che conta o le caratteristiche esteriori. E' sempre quello che ti porti dentro che fa la differenza.

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