mercoledì 16 settembre 2015

Signore

Stringimi forte, fammi impazzire.
Sei il mio padrone, fammi gioire.
Volevi volare, così s' ha da fare.

T'arrendi  fremendo, pur'anche guaendo
Così io ti prendo, tirando e battendo.
Gridando a gran voce il tuo nome feroce.

Il fremito urlato, il tuo corpo inarcato,
Il gemito acuto, l' orgasmo è voluto,
Cercato, inalato e anche salato.

E' il tuo sapore, sei schiava d'amore.
"Che gioia Signore,  son piena d'ardore,
Ti prego, non mi lasciare, ti voglio ingoiare.

Ti porto con me, ovunque sia te,
Che sei la mia gioia e niente m'annoia."
Godiglia selvaggia, lercia, m'abbraccia.

M'inganna, mi danna, bisbiglia condanna.
Son uomo sincero e credo nel vero.
Tu parli d'amore che porti nel cuore,

Per poi rivelare un sudicio andare.
Un gesto spietato, malato, sfrontato.
Che uccide la mente, il sogno impotente. 

Nel mondo corrente è cosa da niente,
Ridurre la gente in roba scadente.
Così in un momento, è solo tormento.

Ti senti sbiadito, usato, sfinito.
Non c'è prospettiva ma questa è la vita.
È solo un dolore che alberga nel cuore.


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