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sabato 30 luglio 2016

Cadute

Differenze
Adesso parlerei volentieri di SM che il BD non c'entra niente o meglio c'entra parzialmente. Nel sado-maso vi sono minimo due persone, un* sadic* che per sua stessa natura e definizione è dominante, ed un* altr* che invece è masochista e che per le medesime ragioni,  è sottomess*. La dominazione e la sottomissione sono due cose indissolubili ed intrinseche in ogni relazione SM. E' praticamente impossibile fare SM senza queste due cose. Per praticare il SM non sono necessarie le corde come non è necessaria la frusta o il cane ed in effetti non vi è la lettera "W" (whip), o "C" (cane). Non c'è il "G" di Ginger,  non c'è la sigla "CP" per Clothespin e nemmeno l"H" di handcuffs. Usare uno o più di questi oggetti nella vita di tutti i giorni, non rende le persone dei sado-masochisti. No, non è una contraddizione in termini.  Da quello che ho visto e vissuto qua, di persone sane che vogliano vivere ed anzi ampliare i sensi ed i sentimenti di una "normale" relazione entrando in una SM, sono veramente poche. Sono molto di più i soggetti che che hanno prima un serio bisogno di uno bravo psicologo piuttosto che di un* brav* master/mistress. Hanno seri - e sottolineo seri - problemi relazionali accompagnati da un'autostima del tutto esagerata per cui tutto è dovuto. Nessun obbligo, nessun dovere, solo ed esclusivamente pretese. Non hanno nemmeno la minima considerazione  delle persone con cui vanno a  letto. Anche questo ormai è purtroppo risaputo.

Riletture
Detto questo e anche per riscrivere quello che ho cancellato soprattutto quei post scritti in modo molto veloce ed approssimativo, la stessa parola maestro dovrebbe dirvi qualcosa. Per tornare al buddismo ed alle filosofie orientali, dom sta a master come "Jutsu" (tecnica), sta a "Do", via.
Per fare SM non si ha bisogno di un master, è sufficiente qualcuno che controlli e che appunto, domini. Non vi è alcuna necessità che vi insegni qualcosa che sia diverso dalla tecnica e dal piacere legato alle, pratiche. In fondo è molto semplice.  La gerarchia di comando esiste in ogni aspetto delle società.  L'unico esempio che conosco in cui vi fu un tentativo di abolirla, è dopo la rivoluzione di ottobre russa quando vennero rimossi i gradi dell'esercito e tutto piombò nel caos. Cosi vennero prontamente reintrodotti ma associati alla parola "Tovarish", compagno.  Con queste premesse, può fare Sm, chiunque può far sesso e così tutto è diventato un carnaio. 
Qui si usa dire che se sei un guscio vuoto, c'è poco da fare. In effetti è così.  Nella mia cultura, fare il vuoto nella testa di qualcun*, è la base per cominciare a "insegnargli" qualcosa. Se dentro già non c'era niente, è come versare acqua in un colino alla bene meglio incerottato. Prima o poi anche quello si stacca e ritorna ad essere un colino a tutti gli effetti. Difficile da comprendere? Suvvia, no! :)
Il master dominante è colui che viene riconosciuto come maestro di "via" da col*i a cui si affida. Per trombare e divertirvi non avete bisogno di questo. Non siete migliori o più grandi se dite chi siete davvero e che giocate e basta. Solo che spesso siamo davanti a "cose" da poco in cui apparire è più importante che essere e ottenere, è più pariteticamente importante che mantenere e tutto diventa solo un immane casino. Senza nessuna pretesa di fare lavori psicologici seri e da professionisti,  ho, abbiamo visto ragazzi e ragazze con seri problemi di autostima, timidezza ed insicurezza diventare campioni di arti marziali e di vedere miglioramenti a vista d'occhio. Abbiamo insegnato loro la via, il sapere che se serve, poter combattere la violenza con la violenza in modo rapido e risolutivo ma gli abbiamo anche insegnato che la conoscenza e l'abilità di saper uccidere, comporta un'altrettanta profondità di coscienza e responsabilità nei confronti degli altri e di se stessi. Non mi si tacci per cortesia di fare affermazioni troppo spinte. L'arte marziale è quel che è. A chi fa karate-do viene insegnato come abbattere qualcuno a mani nude, a chi fa ken-do  come affettarlo con una spada.
Premesso ciò, qui è pressappoco uguale. Ho visto donne aver paura a spogliarsi per il non piacersi a non farci più caso ed anzi, a trovare dei punti di forza in quello che sono. Ho visto donne avere altri problemi psicologici: dall'avversione ai fluidi (cosa abbastanza comune), a varie forme di situazioni nervose superate brillantemente e ho visto tutto buttato nel cesso, con la stessa velocità con cui si battono le ciglia. Ho imparato che a molti pseudomaster, importa poco chi ci sia dietro, che non hanno e sentono nessuna responsabilità verso chi hanno sotto le loro ali. Ho visto un numero esagerato di pulzelle mentire e tradire ogni possibile onesta persona per il loro interesse e comodo. Adesso attirerò di sicuro le ire di molte donne ma c'e una ragione per cui gli uomini vanno a prostitute e la risposta è drammaticamente scontata. Innegabilmente non  mi riferisco a chi è stata ridotta in schiavitù per fare il mestiere ma a tutto il resto.  Rimane comunque un gatto che si morde la coda o per dirla nel famoso quiz, se sia nato prima l'uovo o la gallina.
Di sicuro ed anche in periodi in cui i "bombarda" o "magnacci" erano poco influenti o inesistenti, la prostituzione femminile è sempre stata più diffusa di quella maschile. Per chi mi legge e da adesso, deve sapere che non nessuna avversione o repulsione per chi pratica il mestiere. Ho avuto il privilegio di uscire molti anni fa con qualcuna di loro e devo dire che nonostante tutto, ho trovato tanta ma tanta di più sincerità e lealtà in loro che in molte "femmine" che si trovano in giro e che si nascondono dietro un'apparente maschera di pulizia ed onestà. Pariteticamente nessuno voglia paragonare al sesso che si fa con una di loro quando la paghi o quando invece esce con te. Sarebbe semplicemente da folli ma son sicuro che molti non capiranno comunque. Ogni più piccola scelta è determinata dalla profondità e dalla sensibilità dei singoli, è un fatto indiscutibile. Ognuno vive il sesso, il SM se lo fa, come meglio può, crede e sente ma è anche vero che ognuno si sceglie i propri partners per gli stessi, identici motivi. C'è chi è sufficientemente contento di avere un orgasmo e li finisce e chi ha bisogno di unire alla pratica materiale "i moti dell'anima".
Fidarsi, pariteticamente può essere solo dell'atto pratico o di quello che ci si porta dentro. Delle paure, di quello che angoscia e rende felici. Di quello che nonostante tutto "non va" e che in qualche modo deve essere affrontato e risolto perché ogni stato di serenità non può, oggettivamente parlando, prescindere da questo. La difficoltà di ogni psicologo spesso è proprio questa. E' molto arduo affrontare se stessi e rivelare le proprie difficoltà ad uno sconosciuto e niente funziona senza fiducia. Tale sentimento è la base per ogni sano e profondo dialogo che ci fa conoscere l'un l'altra. Conseguentemente è e rimane il primo, imprescindibile passo verso la serenità.
Questo è stato e rimane il "mio" SM o per meglio dire, la visione perfetta in cui due persone si incontrano e si fondono in un'unica cosa superando il proprio stato di umana difficoltà per essere qualcosa di nuovo, unico e irripetibile. 1+1=1. Qualcuno ricorda? Si, beh sorvoliamo il fatto che molte l'hanno usato come la carta igienica, ognuno ovviamente mette nelle cose ciò che ha dentro. 
Credo già di averne parlato ma a me piacque molto il film "Secretary". Non è una visione irrealistica quella. E' quello che cerco e provo a costruire. Cambiare l'autodistruzione in qualcosa di felice. Modificare il senso delle cose semplicemente offrendo prospettive diverse. Si, nel film capita  caso ma tornando ai miei vikinghi, queste cose la mia "fetta di limone" me le disse 31 anni fa quando voi qua a malapena sapevate cosa fosse un vibratore fatto a forma di vero pene. Affronta le persone tentando di risolverle, di dare loro la pace interiore, di distribuire quell'armonia che è così rara e vedrai che questo non è solo piacere fisico è semplicemente il rifugio dell'anima. Scusate se è poco.

Cadute

Anche di questo ho scritto. Albert Einstein, la più grande mente del secolo scorso, tra i suoi tanti aforismi scrisse questo: "La mente che si apre ad una nuova idea non torna mai alla dimensione precedente" ed è assolutamente vero, in parte. Parlare di relatività affrontando il mio idolo, è parecchio difficile ma la sua parzialità sta proprio nella sua relatività. La mente fa passi da gigante se e quando ci sono le condizioni per farlo e rimarrà li fintanto che quelle condizioni saranno mantenute. Per parlare con una metafora, voi sarete degli scalatori anche provetti in presenza di una montagna ed in particolar modo, di quella montagna che fa al caso vostro e per le vostre qualità, altrimenti voi con i passi avanti ci potete fare solo un bell'impacco. Oddio, mi viene in mente una considerazione. Magari siete talmente piccoli che non vi importa di dove siete, anche perché pieni di egocentrismo patologico, di dove veramente state non ve ne può fregar di meno. E' una seria, terrificante e molto comune possibilità.  Infatti, un'altra sua nota è: "Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido". Il punto è che lo sarà nonostante tutto! Fintanto che il pesce vorrà arrampicarsi sugli alberi o senza acqua in cui nuotare, sarà destinato a morire.

Solitudini
Qualche giorno fa pubblicai un post sul mio ritratto. Sono stato tanto da solo ed anzi, la mia vita è stata spesso in questo modo.  Quando ho fatto qualche progetto mi sono scontrato con molti colleghi che mi dicevano che non fosse possibile nemmeno quando dimostrato sulla carta e poi a lavoro finito. Mi son trovato a fare analisi di alimenti abilmente sofisticati e poi, nati i pc, mi sono divertito a far fare ai primi olivetti M20 cose che gli altri non riuscivano a fargli fare. La prima sfida vinta fu un evidente errore di programmazione da parte del ministero delle finanze sui suoi programmi.  Quindi lo so che è difficile farsi capire da chi semplicemente non puo'. Alle volte è pure divertente vedere professionisti laureati fregati al loro stesso gioco con una semplicità disarmante quasi da non riuscire a capire come cavolo possano essere così "stupidi". Eppure la gran parte del mondo è così.  Dal mio punto di vista, ho provato molte volte a scrivere cose in merito ma siccome la tigre che sia in montagna o al mare rimane una tigre, anche una formichina fa lo stesso e quindi che sia qui o a quattr'occhi, cambia nulla. Provate a fare un giochino a casa. Per 3 gg, con i vostri cari, invece di pronunciar parole, fate solo suoni inconsulti e disimparate a far segni, a saper scrivere. Ecco, la mia vita è sempre stata questa. La mia solitudine è la mia vita. Ho cercato di mollare pretese di essere capito e di fare al posto di chi non sa fare, in "cambio" ma in realtà un dovuto di ogni qualsiasi, normale, comune relazione: lealtà e sincerità.
Non è andata. Ebbene,  credo che con questo post abbiate capito che mastro sa scrivere anche in un  modo diverso rispetto a quello che ha fatto fino ad adesso. Che preferisco mille e mille volte la mia solitudine al vuoto che mi portate quando inevitabilmente e dopo dato il meglio, non vi resta solo che rivelare chi siete veramente.

Tutt'oggi, dopo ogni incontro mi domando se il mio comportamento a letto sia dovuto ad un odio inconscio per il genere femminile e non sono sicuro che sia del tutto pulito ma cerco di controllarmi. Di dare umanità, lealtà, rispetto e protezione a chi, nuda con me, gode come non hai mai fatto prima.

Stamane mentre finivo questo post, mi sono imbattuto in una storia che non so se sia vera onestamente e ve la riporto pari, pari. Da http://www.perdavvero.com/corsa-contro-il-tempo/
"Rumiko Kawaguchi è originaria di Kawagoe, in Giappone. Ha 15 anni e spera di realizzare il suo più grande sogno: diventare una pilota. Nel 2010 presenta dunque la domanda per essere ammessa nella prestigiosa scuola di Wajima, dove potrebbe contemporaneamente imparare il mestiere di pilota e proseguire anche il normale corso di studi. Esattamente un giorno prima che si tenga l'importante prova di valutazione, capace di cambiare per sempre il corso della sua vita, l'adolescente, assieme alla madre Susana,  arriva dunque alla stazione di Niigata. È mezzanotte. Le due avevano pianificato di prendere da lì il treno notturno per raggiungere  Wajima, distante ancora 300 km. Ma questo non accade. Il treno, a causa di un'ingente massa di neve crollata sui binari, viene cancellato fino a nuovo avviso. 


Fuori di sé per la disperazione, Rumiko comincia a piangere. Come farà ora a raggiungere in tempo la scuola per fare il suo test? La prova comincia alle nove del mattino a Wajima... Ma sua madre non vuole arrendersi. "Facciamo l'autostop", le dice. Madre e figlia si mettono così in cammino in mezzo alla tormenta  per raggiungere l'autostrada più vicina, agitando freneticamente le mani nella speranza che qualche auto di passaggio si fermi. Finalmente una macchina si accosta, il conducente le fa salire e le porta nella vicina stazione, trasportandole per 20 km. Ma i treni ancora non possono circolare e, non sapendo come fare, Rumiko e Susana si mettono di nuovo in cammino, affrontando quel freddo terribile. Sono le 5 del mattino. Mancano solo 4 ore all'inizio del test quando le due arrivano in una stazione di servizio e notano un grande camion per il trasporto merci. 



L'autista accetta di portarle fino alla città di Kanazawa; da lì possono prendere un autobus di 2 ore e giungere a destinazione. L'autista si presenta come Yokoyama e ascolta la storia della loro incredibile odissea, che ancora non è finita. Dice alle due donne che dovrebbero riposarsi mentre lui guida. Quando giunge al bivio per Kanazawa, dove dovrebbe lasciarle, il camionista prende un'inaspettata decisione: vira verso un'altra strada, si volta verso Rumiko e Susana e dice:  "Vi porterò fino a Wajima".



Madre e figlia sono senza parole ed estremamente grate! Yokoyama telefona al suo cliente e lo avverte che arriverà 4 ore più tardi. Poi si precipita verso la nuova destinazione.  Esattamente alle 8.50, dieci minuti prima dell'inizio del test, i tre arrivano in città. A scuola sono tutti sorpresi di vedere un grosso camion portare a destinazione una studentessa che credevano non si sarebbe mai presentata. Rumiko e Susana ringraziano infinitamente il loro salvatore, chiedendo il suo nome completo e l'indirizzo, così che possano in seguito ringraziarlo in una maniera più adeguata. Ma il camionista si limita a rispondere: "Va bene così. Anche io ho una figlia della tua età e capisco come ti senti". Poi riprende il suo cammino. 



Appena la quindicenne si siede al banco per affrontare la sua prova, non può quasi credere a ciò che le viene richiesto come primo esercizio: "Racconta un'esperienza che ti ha toccato". Senza esitazioni, Rumiko descrive quello che le è successo nelle ultime 24 ore, senza tralasciare di descrivere l'affetto e la cortesia dello sconosciuto che ha scortato lei e sua madre fino a scuola, permettendole di non rinunciare al suo sogno. La parte migliore? Rumiko viene accettata alla scuola per piloti! La scuola ha inoltre rintracciato il camionista per ringraziarlo personalmente e la prima cosa che Yokoyama ha chiesto al telefono è stata: "Allora, come è andata?". Era molto contento che gli fosse comunicato il successo di Rumiko e, a chi ripeteva che era anche merito suo, ha semplicemente risposto:  "non ho fatto nulla di speciale".



Rumiko è entrata poco più tardi nel college giapponese per aviatori. Ha continuato a inseguire il suo sogno grazie anche a sua madre che si rifiutò di arrendersi e a quel camionista che le confessò solo il nome".


Ebbene in Giappone non chiedete informazioni alla polizia perché magari non trovate un indirizzo. Questi con tutta probabilità vi faranno salire sull'auto e vi ci porteranno commettendo un reato perché si sentono in dovere di aiutare qualcuno in difficoltà. Il dovere non è un imposizione che si può scrivere con le leggi, nemmeno la responsabilità. E' qualcosa legato solo all'empatia e al rispetto per chi hai davanti. Mi piace pensare che qualcun* incontrato si possa guardare davanti allo specchio e vedere quello che è, il niente. Si, in quello specchio c'è un'immagine riflessa ma è solo frutto dell'illusione che si ha di se.

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