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mercoledì 24 agosto 2016

Sono responsabile di quello che penso e scrivo non quello che voi capite.

Salve.
Discutevamo in un gruppo sul SM "moderno" e alla fine delle tante figure a dirla in modo educato riduttivo che lo praticano.
Da sempre c'è stata una divisione tra i dom e i master, tra le sub e le slave e ne ho già parlato. In fondo si potrebbe dire che tra un dom ed una sub non ci sia bisogno di grosse cose o tanta profondità. Basta divertirsi. Fino a che dura va bene poi ciao anche in malo modo. Non c'è niente di più profondo oltre ai cm di uccello che entrano in qualche buco oltre all'affinità di gusti a letto. Basta questo e avanza pure.
Però siccome alla maggior parte del mondo piace fregiarsi di titoli e di sembrare quello che è, allora sono diventati tutti master e slave.
Adesso qualcuno dirà che anche io ho scritto mastro sul nick. Sbagliato, è stato un errore. Come non mi piaceva essere chiamato sensei e maestro pur avendone "titolo", così non mi piace mastro inteso come maestro. Oramai è li, è un nome non un aggettivo.
Questo però non cambia le cose. Nonostante che spesso fraintendiate la decisione con le incazzature e queste con le sfuriate, non sono molto frequenti. Sono per il quieto vivere non mi piace rompere le scatole al prossimo con continui rimproveri o semplici discussioni, ma poi e purtroppo, li metto tutti assieme e sbotto. Se mi ink, l'ink mi passa veloce.

Oddio questo E' un mio difetto alla fine, qua preferite le discussioni all'armonia. Il non riflettere al rispetto. Il non essere leali alla moralità. Il risultato è che spesso sta roba collide anche di brutto nonostante uno spieghi e spieghi e scriva e dica, cambia nulla. Non puoi fare flebo di materia grigia o di sentimenti sani a nessuno. Non l'hanno inventato ancora il modo. Questo è uno dei miei tanti sbagli ed è ripetitivo. Considero le persone come pensanti e con sentimenti, certi che siano i dettagli che siano importanti. Per le grandi cose in genere ci si siede assieme e si discute ma non con tutti. Con qualcun* discutere è semplicemente impossibile. Loro usano tutto e tutti per quello che considerano il loro interesse. Se questo è il letto, accondiscendono, se sono affari, fanno di tutto per accaparrare. Quelli più abili e scoglionati alle volte si arricchiscono ma il più delle volte si misurano a gente dello stesso ceto o appena sotto di loro e non ottengono che piccole cose rispetto alla differenza che fa l'unione nei risultati.  Quindi si, sbaglio e anche tanto. In un paese dove non si dimette nessuno in cui nessuno ha mai responsabilità, è piuttosto facile. Si da la colpa al prossimo, al brutto tempo o quant'altro capiti. Io non sono pulito e mi dimetto ma questo non vi esime dai vostri. Scordatevi una cosa del genere.

Ebbene se avete cercato  un dom travestito, qua avete sbagliato decisamente buco. Mi pareva di averlo scritto: "Attenti al cane! Attenti al cane cazzo! Attenti al caneeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!" Ohhhhhhhhhhhhhhhhhhhh un cane mi ha morso e pssssssss, non è colpa del cane. Ok questa l'ho già detta, un altro esempio che è pure più carino va. Ebbene, invece che con le coccole, entrate dentro con un bastone, dategli due botte provate a portargli via la pappa. Suggerisco di mettervi il cartello al collo: "colazione" ma in fondo non importa. Alla fine è solo "bassa" logica niente di più ma qualcuno non capisce manco questa e pretende che la tigre gli ubbidisca a prescindere.


I geni del SM.
Ebbene, ci sono migliaia di "master" che da qualche anno legano, usano le corde, fanno del nawa-shibari, "il bel legare" un must della dominazione. Quest'arte viene dal Giappone e nel Giappone "tutto" ha una via, anche la scrittura. Siccome noi siamo dei geni e quando sappiamo il modo giusto di fare le cose, le facciamo all'incontrario. Visto che in Giappone il jutsu senza morale o con una morale sbagliata aveva portato a questo:



Molti hanno deciso che non gli importa nulla manco della tecnica pura. Sono talmente bravi nel fare da soli e del non ho bisogno di nessuno (che dio mi fa una sega), che se gli fai notare che qualcosa non quadra ti assalgono mordendo. Chiamarli "geni" e riduttivo. :)
E' gente che semplicemente non ha coscienza di cosa sia zen, di cosa sia LEGARE, di che significato possa avere ed assumere nelle singolarità. Semplicemente fanno qualcosa ma non hanno nessun senso di cosa fanno. Qualche hanno fa quando il grande F. Moser correva in bici, in tv fu chiamato un estimatore per salutarlo e questo gli disse: "Oh, sono un  suo grande fan, piace tanto anche a me la bici, faccio 80km a settimana!!!" Ed il Moser scoppiò in una irrefrenabile risata. Pressappoco è lo stesso solo che sta roba, le corde e quant'altro, non  è solo bel legare è filosofia e alcuni la chiamano pure religione, mica poco è!!!  Questo avviene ogni santa mattina, pomeriggio o sera che dio passa in terra. Poi li vedi incazzarsi se qualcuno va in spiaggia con il velo o porta il burka o ancora gli tocca il Cristo nelle scuole. Oh ma...

Una persona mi ha chiesto se potevo essere io un maestro di vita o a che titolo. Anche a questo ho risposto più volte e a quanto pare non basta: " “Shi” (sensei, maestro), è un qualcosa che non posso dire di me. Io non posso dire: “io sono uno Shi”. Shi è qualcosa che gli altri possono dire di te. Lo rispetto il mio maestro, lo amo ed ecco che lui è il mio “Shi”. E’ qualcosa di diverso per tante persone. Qualsiasi cosa un maestro faccia, buona o non buona, lui è il mio spirito, il mio “Shi”, il mio maestro." Hirokazu Kanazawa Sensei 金澤 弘和. E infatti da sempre dico che siete voi che "dovete" venire da me. Chissà come mai alla fine. Booooh!





Il Chi
Nella cultura buddista, il bene ed il male sono indissolubili, non esistono persone buone o poco buone, lo sono entrambi, sempre. Taiji Kase disse: "Praticare karate è come cercare di far fuoco con dei cerini bagnati. Dopo diversi tentativi potrai ottenere alcune scintille e, se sarai paziente, da queste potrai ottenere un fuoco che durerà per sempre." Sostituite karate con SM ed ottenete lo stesso significato profondo. Kase è stato un grandissimo maestro, era un monaco. Un uomo sovrappeso, rotondo ma era un'arma micidiale nel kumite. Non trovo davvero di meglio che citare la descrizione di lui che trovo su wiki perché è profondamente vera: "Il Karate-dō è una via, un percorso di formazione e crescita che il maestro Kase intendeva insegnare secondo i precetti del suo maestro e fondatore del Karate Gichin Funakoshi. Era l'incarnazione dello spirito del Karate-al quale ha dedicato tutta la sua vita e tutto sé stesso". Diffidate sempre delle apparenze. Manca tanto a tutti. L'M//S funziona nello stesso modo, solo che se lo fai solo per divertirti poi spesso diventa una devianza, se lo fai per crescere, fallo abbastanza da non tornare indietro e soprattutto, cerca di capire che lo scopo non è come diventare la più gran pompinara ma capire, accettare la tua vera dimensione, rispettarla insieme a ci hai accanto. Difficile è! Ci vuole un cervellone per arrivarci a sta roba.

I percorsi
Lo stesso qualcuno mi ha chiesto se posso, eventualmente fossi "eletto" a maestro, passare la mia via ad un altro. Sbagliato. "Il maestro apre la porta, ma tocca all'allievo il compito di varcarla" (detto zen), o anche: "Il maestro indica la strada, tocca poi all'allievo seguirla", nella sostanza, cambia niente. La vostra vita è la vostra vita e non sarà mai la mia. E' la vostra via, unica a cui dovete fare riferimento, non la mia. E' come due persone che fanno una passeggiata assieme. Ognuno, noterà dei piccoli particolari o cose che l'altro non vede. E' come sostenersi a vicenda o aiutarsi l'un l'altra. Due persone, una via. Uno più uno uguale uno. In quel percorso ci sono le pause, i momenti in cui si fa pasto o ci si sofferma ad ammirare un tramonto, un fiore, una nuvola che passa. Una carezza, un gesto porcello e intimo. Vita nella sua complessità. La via non è separabile. Non puoi prendere solo il bello o quello che ti pare. La vita non è uno shop in cui servirti senza pagare il conto alla cassa. Paghi, qualsiasi cosa tu prenda nel senso più ampio ed elastico del termine.
Poi capita ma qua è raro che qualcuno per lo meno creda nella gratitudine. E' strano che sti spot li facciano solo in oriente. Chissà, forse motivi "religiosi" non so.



Qui invece spesso capita che arriva tiz* che acciappa i soldi, ruba la pianta fiorita, si porta via il cane e poi magari fa crepare i cuccioli se la canina non sa o non  può allattare e col carrello tenta di spianare il tipo. Ricorda qualcun*? Pace.
Alla fine se è vero che i Dom/sub si accontentano di divertirsi, ci sono anche inevitabilmente quelli che guardano sti qua e che invece tentano di fare Master/slave, con tutta l'anima e onestà e pensano che sarebbe pure l'ora che la smettessero di rendere tossico un mondo che potrebbe essere così bello. Va di moda il veganismo, tutti vegani. Vanno di moda frusta e manette e giù a pecora a chiedere un incontro, con la faccia pulita  l'anima che non c'è: "Mi prenda, mi prenda. Signor master, farò tutto" riempiendosi la bocca di sperma e di molto altro ma che non è roba di casa. Poi tutt'ad un tratto se seguiti a chiamarle per come sono: troia, puttana, zoccola, pantegana, mignotta, il tutto a seconda delle lingue e dei dialetti, si incazzano. A parti inverse con la slave che parla al master, è la stessa identica musica. Poi si difendono con il diritto di cambiare idea. We, anche noi abbiamo tale diritto è. Un giorno chiamavamo loro troie per farle sentire donne, per liberare il loro istinto e la loro natura (e qui mi fermo che poi mi copiano), poi le chiamiamo troie perché lo sono davvero nel senso più basso e abbietto del termine visto che abbiamo scoperto la loro vera natura. Così i master li chiamavano signore, sir, padrone e poi li chiamano bastardi, stronzi, figli di... e molto altro ancora. Capita, troppo spesso capita.
Non è una discriminazione sessista, è che semplicemente mi resta più semplice scrivere dalla mia parte ma invertendo i fattori, non v'è nessuna differenza purtroppo. Semplicemente perché oltre al sesso spinto, non c'è niente. Niente di niente se non in pochi casi, manco il rispetto.

Lercio/a
Come mi è stato detto oggi: "Lo so, quell* era gradevole fuori ma lerci* dentro". Lerci* boh, non mi pareva  abbastanza così ritorno a vedere e...
lercio /'lɛrtʃo/ o /'lertʃo/ [forse lat. ✻hirceus "di caprone"] (pl. f. -ce). - ■ agg. 1. [che provoca disgusto a causa della sua sporcizia: abito l.] ≈ (non com.) lendinoso, lordo, lurido, schifoso, sordido, sozzo, sudicio, (unto e) bisunto.
2. (fig.) [che è moralmente corrotto: azione l.] ≈ abietto, bieco, immondo, immorale, indegno, infame, sozzo, turpe.  disonesto.
■ s. m., solo al sing. 1. [quantità di roba lercia: che l. in questa casa] ≈ e ↔ [→ LERCIUME (1)]. 2. (fig.) [ambiente corrotto: c'è del l. in questa faccenda] ≈ e ↔ [→ LERCIUME (2)].
Si, direi che basta e avanza. Poi si vergognano. Spariscono dalle nostre vite come fantasmi. Spariscono, muoiono ma forse non sono mai stati vivi.
Ah, seguitano a farli i corsi di shibari. Andateci. I maestri autoproclamatesi tali, indosseranno alle volte pure vestiti Giapponesi anche preziosi perché si sa, in Italia non è il monaco che è un monaco ma l'abito che lo fa. Polemico? No, realista. Mi piacerebbe portarli davanti a qualche amico per vedere che fine fanno. Niente di drammatico ma la curiosità è drago. Portateci i vostri mariti o le vostre mogli. Imparate a legarvi e possibilmente anche a strozzarvici magari non in modo definitivo ma che vi passi la voglia di rompere i coglioni. Bella la pulizia, si respira da dio. Manca solo qualche piattola, poi finito.



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