domenica 29 ottobre 2017

Ti amo a modo loro

Introduzione.

Stavo cercando come al solito tutt'altro ma ultimamente reinciampo sempre in qualcosa di inaspettato e che mi riconduce ad uno stesso argomento. Una volta è un caso, due volte dicono i buddisti, non lo è. Io mi son sempre attestato al III caso ma sposta di poco il punto. Ho trovato il pezzo che segue e dopo averne parlato con la doc, l'ho tradotto. Ho preso anche un paio di pezzi del doc Hare che capitano a fagiolo. In effetti da ieri posso annunciare che non conosco più nessuno/a che non si sia imbattuto/a e scornato/a con uno/a psicopatico/a. Sembra che questo blog in qualche modo debba quasi cambiare tiro o per lo meno concentrarsi sulla difesa dalle teste di cazzo senz'anima aiutandovi a riconoscerli/e ovunque si nascondano. In famiglia, tra gli amici e gli amanti. Effettivamente è un bel pensiero, confortante e alle volte molto esaltante riuscire a fare in modo che non vi siano più posti dove possano nascondersi e seguitare a far del male al prossimo. Oddio, una soluzione più pratica ce l'avrei ma non mi sembra il caso di esprimerla o va a finire che mi denunciano per istigazione alla violenza. La mia divisa è da qualche parte nell'armadio e non portandola più, manco avendo nessuna autorizzazione a fare, diventerei peggio di loro. Così mi limito a stare nel seminato.

"Nel corso degli anni ho fatto l’abitudine a esperienze come quella che segue. Durante un pranzo, in risposta a una cortese domanda sul mio lavoro da parte di un commensale, descrivo brevemente le caratteristiche distintive dello psicopatico. Inevitabilmente qualcuno a tavola diventa pensieroso e poi esclama: “Buon Dio, penso che Tizio lo sia...”, oppure “Non me ne ero reso conto prima, ma la persona che lei descrive è mio cognato”. Queste risposte preoccupate e turbate non si limitano alla sfera sociale. È molto frequente che persone che hanno letto del mio lavoro chiamino il nostro laboratorio per descrivere un marito, un figlio, un datore di lavoro o un conoscente il cui comportamento incomprensibile gli provoca dolore e sofferenza da anni.

Ti sceglierà, ti disarmerà con le sue parole e ti controllerà con la sua presenza. Ti delizierà con la sua intelligenza e i suoi progetti. Ti farà stare bene, ma dovrai sempre pagare il conto. Ti sorriderà e ti ingannerà e ti spaventerà con i suoi occhi. E quando avrà finito con te, ti abbandonerà e porterà con sé la tua innocenza e il tuo orgoglio. Ti ritroverai più triste, ma non più saggio, e ti chiederai a lungo cosa è accaduto e dove hai sbagliato. E se un altro come lui busserà alla tua porta, gli aprirai?" Robert Hare

Beh io si. Le aprirò la porta diretta verso l'inferno in cui il diavolo, riconoscente per avergli incendiato l'ambiente, m'ha fatto una promessa: di tenerli con la testa sotto nel III girone che la cacca per lo meno è un buon concime, le/ui e quelli come le/ui, no.

Ecco l'articolo: 

Il "Ti amo" di un narcisista da: https://themindsjournal.com/narcissist-says-i-love-you/

Gentile Partner succube,

Di quello che sto per rivelare non è una cosa che non ti avrei mai detto o ammesso, perché farlo, farebbe finire il gioco  del “vincitore-prende-tutto” che è la mia principale fonte di piacere nella vita. Qualcosa una che effettivamente ti obbliga a portare tutto il mio peso nella nostra relazione.

E questo è l’intero punto.

Quando dico "ti amo" intendo dire che amo quanto lavori duramente per farmi sentire come il tuo tutto, che mi vuoi fare felice e che io non possa sentirmi in obbligo di fare lo stesso.

Amo il potere che ho, quello di  approfittarmi della tua gentilezza e delle tue intenzioni di essere cortese,  il piacere che ne deriva quando mi sento enorme comparata a te, e colgo ogni occasione per farti sentire piccolo ed insignificante.

Amo la sensazione di pensarti debole, vulnerabile, emozionalmente soffice (tenero), e mi piace guardarti dall’alto per la tua infantile innocenza e ingenuità, come debolezza.

Mi piace il modo in cui so che attraverso l'uso della manipolazione, ciò che vuoi discutere o affrontare non avverrà mai. Mi piace questo "potere" per allenarti a farti sentire "pazzo" anche per quello che chiedi o sollevi su questioni che proprio non mi interessano effettivamente. Riduco così ogni tua aspettativa su di me ed in quello che sono in grado di darti mentre io non rinuncio al mio (che prendo) da a te.

Amo quanto sia facile farti mantenere la tua sola attenzione nell’alleviare il mio dolore e (mai tuo!), e che, a prescindere da quello che fai, non mi farai mai sentire abbastanza buona, abbastanza cara, abbastanza rispettata, abbastanza apprezzata e così do seguito. (La miseria ama la compagnia.)

(Non riguarda la vicinanza, l'empatia, la connessione emotiva che tu vuoi o quello che ti urta o che ti imbarazza o quanto poco tempo trascorro con te coi figli, ecc. È sul mio status e faccio il mio lavoro per tenerti al tuo posto nel dolore. Concentrato nel sentire il mio dolore, impedendoti di sentirti valorizzato in relazione a me stessa. Sono superiore e ho il diritto a tutto il piacere, l'ammirazione e il conforto tra di noi, ricordi?)

"Ti amo" significa che amo il modo in cui mi sento quando sei con me, più specificamente, per te come un pezzo di proprietà che possiedo, il mio possesso. Come guidare una macchina rubata, amo la misura in cui potrai migliorare il mio status agli occhi di altri, facendo loro sapere che sono la dominante e così via. Amo pensare che gli altri sono gelosi dei miei beni.

Io amo il potere che ho di farti lavorare sodo per dimostrare il tuo amore e la tua devozione, chiedendoti cosa altro puoi fare per "dimostrare" la tua fedeltà.

"Ti amo" significa che amo il modo in cui mi sento quando sono con te. A causa di quanto frequentemente mi odio e guardo negli altri in generale i neuroni-specchio nel mio cervello mi costringono a sperimentare costantemente i sentimenti di autodifesa; così adoro il fatto che posso amare me stessa attraverso te. Che anche l'amore l’amore stesso ti odia per la mia "necessità" di dover affidarmi a te o a chiunque per qualsiasi cosa.

Mi piace che tu sia lì per incolparti ogni volta che sento questa "necessità"; la sensazione di disprezzo per te sembra proteggermi da qualcosa che odio ammettere, che mi sento totalmente dipendente da te per "nutrire" il mio senso di superiorità e diritto. Per mantenere viva la mia illusione di potere nella mia mente.

(Niente mi fa sentire più fragile e vulnerabile di non avere il controllo su qualcosa che avrebbe rovinato la mia immagine e mio status superiore, come quando tu mi domandi per "come" mi tratti, come se ancora tu non capisca che devi accettarti come un oggetto per il mio piacere, felicemente riconoscente per come ti tratto, o come tratto i bambini - è la prova fondamentale della mia superiorità, al mondo. quelle cose "pazzesche" che solo le "deboli" persone hanno bisogno, come "vicinanza" e "roba emotiva"; a proposito, so che questo "funziona" perché la mia infanzia mi ha insegnato a farlo nella mia interiorità.)




Adesso, dopo trentasette anni, ha un senso porca paletta. Si che ha un senso che non avrei mai immaginato ma la vita come si dice, prima ti da la prova, poi ti impartisce la lezione. Adesso la vedo anche con altri occhi e ho ricominciato a studiare come la mia ex. Lei darà l'esame, io no ma non mi importa di avere un dottorato.  Ora, c'è da dire che in questa canzone decretata come la più bella degli ABBA, non ci sono similitudini o accenni al narcisismo, anzi. E' molto sentimentale e addirittura nel 2009 superò concorrenti come i Queen, i R.E.M., Celine Dion, e George Michael (fonte, wikipedia).
Magari, tra le tante persone che mi seguono, la roba davvero ben descritta dall'articolo sopra, si chiederà il perché, Mastro scrive e ne parla ancora di te e di tutti/e quelli/e come te. Mastro fa la sua vita felice ma sa che.. non te lo dico, ti attacchi al cazzo che ti riesce pure bene. S'attaccheranno al cazzo tutti/e quelli/e che hanno preso per il culo amici ed amiche fintanto che non si sono scoperti ma la cosa mi piglia parecchio anche se in senso virtuale. Costringere questi puzzoni a nascondersi e star ben sotto, pregando che nessuno li riconosca nei loro atteggiamenti, i furbi, quelli più bravi di tutti e che non hanno mai fatto i conti con l'empatia ed i sentimenti. Tornando ad Hitler, il primo bombardamento di Londra fu uno sbaglio. Calcolarono male la rotta di notte le sganciarono li. Fecero talmente tanto incazzare i britannici che qualche notte dopo toccò a Berlino, poi a Lubecca, Dresda, Padebon, Minden, Peenemunde, Münster, Hannover e via così, fintanto che non ci fu quasi più un fabbricato in piedi. Non fate incazzare il prossimo soprattutto quando vi ritenete più furbi, più intelligenti e superiori con il diritto di poter disporre e fare tutto quello che vi pare, sempre incolpevoli.
Riprendendo un discorso fatto su un altro blog in merito al dolore narcisista, ribadisco il concetto: il vostro sangue è uguale a quello di tutti gli altri. Se vi sparano o vi danno una martellata su un piede, urlate pure voi magari con una diversa percezione del medesimo ma o lo capite "veloce o finiranno i piedi". Ah, sono responsabile di quello che scrivo non di quello che ci leggete.  Rimangono metafore e modi di dire. Nessuna minaccia. Fare informazione su il prima li riconosci, prima li eviti e li isoli, meglio è per tutti. A prescindere.
A firenze diciamo: "L'acqua cheta la rovina i ponti", Lao Tzu, in altro modo: "In tutto l’universo non vi è nulla di più morbido e debole dell’acqua. Ma nulla le è pari nel suo modo di opporsi a ciò che è duro. Nulla può modificare l’acqua. Che la debolezza vinca la forza, che la morbidezza vinca la durezza ognuno sulla terra lo sa, ma nessuno è in grado di fare altrettanto". 

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