mercoledì 15 novembre 2017

Relazioni umane

"Più passa il tempo più gli studenti italiani scoprono di essere affetti da un qualche disturbo dell’apprendimento. Basti pensare che le diagnosi di discalculia, dislessia o deficit dell’attenzione sono addirittura quintuplicate negli ultimi sei anni. Fioccano quindi i certificati medici, le visite specialistiche e in molti casi si arriva persino alla somministrazione di farmaci.
Tuttavia, un noto pedagogista ha affermato nel suo ultimo libro che la più gran parte dei “problemi” di cui soffrirebbero gli alunni delle scuole italiane - come, ad esempio, l’iperattività o i disturbi dell’attenzione - sarebbero, in realtà, “difficoltà naturali della crescita”. Insomma, non è vero che i bambini sono improvvisamente diventati tutti “speciali” e bisognosi di un particolare “sostegno”, ma la nostra società starebbe “sostituendo la psichiatria all’educazione”.
Se solo penso che ai nostri tempi bastavano due scappellotti ben dati e ti passavano tutti i deficit dell'attenzione del mondo!
Abbiamo non mai di queste cose avuto bisogno? Ma cresciuti benissimo mi sembra.
Siamo.
SPIEGAZIONE DEL POST
La prima parte cita testualmente le parole di Daniele Novara - uno dei massimi esperti in materia. Mi dispiace apprendere che la sua autorevole opinione offenda qualcuno. La seconda parte è invece una battuta che ironizza sui luoghi comuni e quindi - dal mio punto di vista - solidarizza con tutte le persone che soffrono davvero di questi problemi. Per qualsiasi chiarimento ulteriore potete passare a trovarmi durante l’orario di ricevimento.

Uno. La psichiatria non è una scienza esatta ed in fondo tutta la scienza è così. Però della stessa cosa si possono avere pareri diametralmente opposti mentre ad esempio, un analisi di un DNA è certo. Vero è che vi possono essere corrispondenze dello stesso DNA anche al di fuori di gemelli monozigoti ma rimane il quanto. Così quest'articolo rivela qualcosa che mi pare non sia stato colto.
In prima analisi l'incapacità dei genitori di dare una sana educazione o di non considerarsi adeguati a ciò. La mancanza di autorità (lo scappellotto), in grado di "imporre" o meglio, di far pervenire il messaggio educativo ai figli. In seconda analisi, la possibile e reale manifestazione di questi fenomeni.

C'è inoltre un dato non "reale" perché francamente non mi ricordo dove venne prelevato ma ricordo chi me lo fornì (per cause di forza maggiore, non posso proprio andare a richiedere), di cui mi si parlava di una incapacità a livello universitario, di molti studenti di confrontarsi con le problematiche, di avere scarse capacità di analisi e di collegare le diverse materie ad un un unico problema. Parlo di agraria per non  coinvolegere altro.
Abbiamo un terreno, bisogna lavorarlo e metterlo a frutto.
Primo punto: dov'è questo terreno da un punto di vista geografico?
Com'è orientato?
Che tipo di climatologia ha quella zona ed in particolare quel terreno? Macroclima e microclima.


Che tipo granulometria ha quel terreno? Da che tipo di suolo è composto.
E' un terreno basico, neutro o acido?
C'è della sostanza organica?
In che luogo è e che inclinazione ha? Es. Pianura, collina, montagna, gradi di inclinazione.
Che tipo di piante vogliamo mettere a dimora in quel terreno e che si adattano al suolo ed al clima?
Vi sono dei parassiti micotici, batteriologici o entomofili o ancora, vi è della fauna locale che può danneggiare la produzione che vorremmo iniziare?
Mi fermo qui per non risultare noioso ma rimane il quanto. Si tratta di diverse materie che compongono la comprensione e la risoluzione del problema. Agronomia, coltivazioni, chimica, meteorologia, geologia e formazione del terreno agrario, ect. ect..
Ecco, è come se ognuna di queste materie fosse una branca a se stante e che non vi fosse mentalmente la capacità di collegare il quanto. E' possibile di sicuro passare una serie di esami per singole materie e pure di ottenere dei bei voti ma alla fine con una laurea di 110, non aver capito una benché minima minchia.


Quindi cosa è una relazione tra due persone in sostanza?
"..la motivazione può essere data dal ricercare una persona che possa trovarsi in sintonia rispetto alle menti ed al pensare della vita quotidiana o idealizzata ma anche nel dare e ricevere semplici attenzioni, nel prendersi cura dell’altro, nell’essere attento all’altro come modo di scambiarsi piccoli aiuti reciproci e sentire, sperimentare la presenza dell’altro e la presenza di se stessi per l’altro. Qualcosa di diverso rispetto alla relazione con l’altro dello stesso sesso che si riduce a volte nel semplice vedersi, incontrarsi parlarsi, ma limitarsi all’essenziale, al formale, al non dire tutto, al non scoprirsi. L’incontro di un uomo con la donna è una ricerca di scoperte di un altro mondo, altre visioni, altri modi di fare, altri corpi. È un confondersi con l’altro ma restando se stessi, è un percepire l’altro, è un prendere dall’altro ma allo stesso tempo è anche farsi scoprire, dare all’altro proprie conoscenze, propri punti di vista."  http://www.italiasalute.it



Ecco, questa è la base di ogni singola relazione di qualsiasi essa si tratti e che conduca al letto. Se non capisci chi hai davanti, è letteralmente impossibile riuscire a dare piacere (quello a cui l'altro aspira per sentirsi felice e, nella fattispecie, pure godere).
Vogliamo analizzare il problema da un punto di vista biologico? Bene, il genoma umano, l'ho già detto, è di circa 23000 coppie di geni. Il più complesso animale che si conosca è, mi pare una specie di medusa che non capisce un cazzo e che ne ha circa 450000 di queste coppie. Il che significa che nella specie umana, piccoli cambiamenti danno grandi differenze e rende ogni persona decisamente unica e rara da incontrare anche come partner ideale.
Ciò che forma il carattere poi, è determinato dall'educazione ricevuta, dal tipo di genitori che si hanno, da come si socializza ed il tutto completa l'opera. Detto questo allo stesso problema due persone geneticamente diverse, probabilmente reagiranno in modo diverso alla stessa problematica sociale. C'è chi davanti ad un abuso si indegna e chi no. C'è chi dice che deve fare qualcosa e chi invece se ne sbatte.
Quando scegliete una persona dalla comodità, non vi tirate la zappa sui piedi ma chiedete al primo TIR che passa di passarvi di sopra e far pure retromarcia. Questo è un drammatico fatto incontestabile come il DNA. Vero è che situazioni oggettive possono per forza far soprassedere ad una distanza anche ridotta ma prima di valutare il tutto, la prima domanda da porsi è: possiamo incontrarci e seguitare a farlo?
Che sia brutto/a o bello/a o quel che volete, che si riveli un/a emerito/a coglione/a, poco importa. Se non ci si può vedere, inutile andare avanti anche con le presentazioni.
Ecco, poi tutto il resto qualsiasi esso sia.
Diventa quantomai idiota sentirsi dire oggi che non ci sono problemi a vedersi e rivedersi se lei arriva da "nosodovecazzosto" a qui e il giorno dopo o la sera stessa che il luogo "nosodovecazzosto" sia talmente lontano da non permettersi di spostarsi. Poi c'è l'idea di averne trovato "un/a" vicino vi faccia pensare che si tratti di una "facilitazione". Che mi frega, insomma, ho tizio/a qui accanto di rompermi le scatole con un/a di "nosodovecazzosto". Ebbene, è esattamente il chiedere al secondo TIR di finire l'opera o di passar sopra ai pezzi interi ancora restanti. Poi magari scassate pure i maroni con l'unicità o che poi non vi sentite realizzati/e. Il terzo TIR casomai passaste di qui per sbaglio, lo guido io.  :)))))
Concludo che mi auguro che vi riesca di collegare le diverse cose che ho esposto e che raggruppo in un nuovo ashtag, Relazioni umane.
Namasté

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