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venerdì 19 aprile 2013

Sesso, tabù, piacere e buon senso.



Vi propongo questo pezzo riportato in modo integrale a cui per il momento non aggiungo niente e prelevato dal sito http://ilcapoluogo.globalist.it in questa pagina. L'articolo è pubblico e da quel che vedo, non vi sono restrizioni al suo utilizzo. Rimanendo sempre fedele alla mia linea che bisogna rispettare il lavoro degli altri attribuendone tutti i meriti, ecco qua.

Di Tiziana Pasetti

Entro nello studio di Vittorio Sconci* un sabato sera di aprile. Ci guardiamo. Ridiamo. Cominciamo ad avere uno storico tutto nostro fatto di amicizia, litigate furibonde, tanto lavoro svolto con grande passione. Voglio parlare con te di sesso e portarti nella nostra Dark Room, gli avevo detto per telefono. Scema, mi aveva risposto.

Vittorio ha ucciso tutto il romanticismo che muoveva le mie azioni scriteriate e per questo, lui lo sa, pagherà molto caro. «Sentiamo, Maestà, cosa sarebbe la sensualità? Conosci questo termine? Ho sentito dire che sei stato un playboy come nessuno, qui in città». «Piantala e fai la seria, Dottoressa. Il sesso è un discorso pesantissimo del quale la gente non vuole sentir parlare. Hai capito bene, non strabuzzare quegli occhi. La sensualità è uno strumento indispensabile per una sessualità matura. La sessualità serve per raggiungere quanto più piacere possibile nel rispetto della volontà e del piacere dell'altro. La soddisfazione vera c'è se sensualità e sessualità coincidono. Tieni, mangia un cioccolatino». Scarto il prezioso bocconcino e lo divoro: «Ma il piacere cos'è?»

«Il piacere sessuale è il coinvolgimento di tutto il corpo compreso il cervello e quindi l'anima in uno sforzo teso al benessere. Con sforzo intendo ricerca. All'inizio di un rapporto sembra che sia una forza superiore a invadere il nostro corpo e a farlo fremere, esplodere. Non è così. Il piacere è una ricerca personale, un cammino verso e dentro l'altro che ti riporta da te. Non sognare, bella. E' uno dei momenti più alti e civili del dialogo amoroso. Il vero piacere bisogna cercarlo quando questo sembra essersi spento. E' lì che devi pensarlo e condividerlo. E' un affare maledettamente serio»

«A cosa serve il tabù, Vittorio?», domando con la bocca piena. I cioccolatini mi tolgono l'aggressività. Divento docile, mi rassereno. Ascolto, addirittura. «Attenta, il tabù è una forma di controllo sociale, ma non solo di matrice religiosa. Uno degli obiettivi è la conservazione della specie attraverso una riduzione della promiscuità. Senza controllo, senza regole dogmatiche e tuonanti, imperversano malattie ed epidemie; con la genetica non si scherza, questo deve essere chiaro»

«Perché si avverte così tanto la necessità di bypassarlo?». «Il desiderio sessuale allo stato puro non può avere condizionamenti perchè è per definizione ricerca dell'incondizionato. Il sesso come pulsione animale, però, all'interno di una società pensante, fa correre grossi rischi. La necessità di bypassarlo è in realtà una necessità di superficie. Il tabù è comodo. Serve molto all'uomo per superare l'ansia da prestazione e tutti i complessi causatigli dall'emancipazione femminile. Serve anche alla donna, serve a dare una immagine più tranquillizzante e quindi più appetibile in vista di un eventuale sistemazione/matrimonio. Anche per lei diventa uno strumento per vincere eventuali complessi di inferiorità e sensi di inadeguatezza»

Quando parla Vittorio chiude gli occhi. Si prende pause. Batte i pugni sulla scrivania. Ti sfida. «Cos'è il buon sesso e cos'è il buon senso?». Ride, «Questa è bella, brava. Il buon sesso è e ha buon senso. Sentirsi a proprio agio, non giudicato, libero di vivere il sesso in tutte le sue sfaccettature, quelle tue, e raggiungere il piacere vero attraverso la condivisione naturale di tutte le espressioni della reciproca sensualità: non è facile trovarlo, questo. Per vari motivi (non ultimo il fattore culturale) le aspettative sessuali cambiano da persona a persona, se sono le stesse o se dall'incontro di due sessualità ne nasce una comune, lì sessualità e sensualità si incastrano. E' una sintesi rara, inimmaginabile. Chi ha la fortuna di viverla difficilmente potrà farne a meno. Può diventare una condanna, se altri fattori interferiscono. Viviamo in una società che per definizione è sempre critica e in divenire, cambiano i costumi e le forme di associazione, coppia e famiglia soprattutto. Non credo di dover aggiungere altro, Dottoressa. Ci siamo capiti, no?»

Gli lancio la carta del terzo cioccolatino in fronte. Vorrei fosse una freccia avvelenata o incantata. «Vorrei sentirti dire altro, Dottore. Parlami del sentimento, allora. E non ridermi in faccia, non lo sopporto».

«Il sentimento non è liberazione, bella. Può sembrarlo ma non lo è. Grandi intese sessuali, spesso, inventano un sentimento che non esiste. E grandi storie sentimentali, spessissimo, non si riconoscono perché cercano definizioni passionali in vocabolari di altre lingue. Il sentimento non è la farfalla nello stomaco o il desiderio. Il sentimento è un piacere che oggi non sappiamo più riconoscere, non ci emoziona perché richiede grande cultura e grande fatica»

«Il sentimento può sfociare nel bisogno di controllo?». «Non è il sentimento che crea il controllo. E' l'insicurezza. La paura della fuga. Il controllo crea il tabù, che diventa necessità. Il tabù, quindi, può salvare quelle persone che hanno bisogno di essere tranquillizzate. Quando questo si "rompe" la libertà che ne deriva rappresenta un grande pericolo. Si aprono infatti orizzonti e mondi nuovi ingestibili. Il tabù non nasce dalla vergogna o dal sentire religioso ma è un vero e proprio sistema di controllo senza il quale si può arrivare al caos, all'entropia. Caos ed entropia che non sono errati in senso assoluto, sono semplicemente non funzionali al sistema sociale»

«Ma senza tabù il desiderio brucerebbe così intensamente?». «Il tabù esalta la sensorialità e il desiderio, è vero. E' necessario, senza non esisterebbe una dark room. La sessualità per essere espressa non deve superare tutti i tabù, però non deve mettere limiti alle tante possibilità di piacere in un ambito in cui questa ricerca sia accettata e non ci siano rischi di rifiuto sociale, di stigmatizzazioni sociali»

«Se una moglie scopre il marito alle prese con un video porno va nel panico. Perché?». «Se c'è paura della pornografia vuol dire che la paura della propria inadeguatezza prende il sopravvento sulla ricerca del piacere. Sono piccoli borghesi che confondono il perbenismo con la cultura. Tutti i grandi intellettuali sono aperti alle esperienze sessuali nuove senza pregiudizi. Chi preconcettualmente definisce la pornografia in termini negativi ha dei tabù che ne oscurano la crescita e limitano la conoscenza del mondo. Sarebbe preoccupante se si tendesse a confondere o a far coincidere il piacere con la pornografia. Faccio un esempio: le cinquanta sfumature di grigio, nero e rosso, per me, rappresentano un grande romanzo moderno. Molte donne non avevano il coraggio di inventarsi e scoprire nella loro intimità. Molte donne hanno ancora una sessualità e una sensualità ingabbiate. Molte donne hanno paura di parlare liberamente del sesso. Un libro che parla del sesso da non nascondere è un piacere liberato. La liberazione da quella paura ha rappresentato un salto di qualità della cultura sessuale contemporanea. Stessa cosa che ho individuato in un altro libro che ritengo fondamentale per l'acquisizione di una cultura sessuale emancipata: Cento colpi di spazzola di Melissa P»

Vittorio sa che su questo argomento la penso in modo molto diverso. Ma oggi il palcoscenico è suo e quindi mi limito a sospirare sbuffare scuotere la testa alzare gli occhi al cielo.

«E una madre che trova il figlio adolescente che guarda video porno e si masturba davanti ad una web cam? Oltre ad imparare a bussare, cosa deve fare?». «E' una situazione normale, così come è normale trovare il proprio marito che si sta masturbando. La anormalità ci sarebbe se l'adolescente o il marito trovassero nella masturbazione l'unica vera forma di piacere sessuale perché vorrebbe dire che mancano referenti reali. La situazione, però, è tanto più grave nel caso del marito che prova piacere solo nella pratica manuale e solitaria: in questo caso siamo in presenza di una grave crisi di coppia. Nel primo, invece, ci troviamo in presenza di una fase evolutiva in cerca di definizione»

«E l'uomo che torna a casa e trova la moglie che guarda video porno e si masturba? Oltre a imparare che non è che uno torna a casa propria quando vuole che deve fare?». «Deve accettarlo e compiacerla. Anche in questo caso occorre analizzare il fenomeno in relazione allo stato del tipo di rapporto sessuale in essere. Comunque, in entrambi i casi, sia che lui scopra lei o che lei scopra lui, c'è sempre la paura che quell'atto solitario sia espressione di una crisi o di un innamoramento extraconiugale. Non bisogna chiudere gli occhi, bisogna capire e parlarne. Non bisogna temere di scoprire nuovi aspetti della sessualità dell'altro. E adesso io voglio andare a cena, basta. I cioccolatini te li sei finiti tutti, vattene. Non ti voglio più vedere, ti odio, sei insopportabile»

Adoro il modo che Vittorio ha di dirmi che mi vuole tanto tanto bene.

*Psichiatra e direttore del Dipartimento di salute mentale della Asl1 L'Aquila-Avezzano-Sulmona


martedì 16 aprile 2013

Pensiero



La gente falsa non parla, insinua. Non conversa, spettegola. Non elogia, adula. Non desidera, brama. Non chiede, esige. Non sorride, mostra i denti. La gente falsa è povera di spirito, poiché non cammina, striscia nella vita sabotando la felicità altrui. La gente falsa ignora la bellezza  la nobiltà d'animo perché non ama semplicemente prende a seconda del comodo e così finisce per non vivere, esiste appena.

Anonimo, con qualche modifica. No, era ed è Oriana

lunedì 15 aprile 2013

Disadattati


Comincio seriamente a pensare che in questo mondo ci siano semplicemente un sacco di disadattati. Gente incapace di affrontare se stesso ed avere una sana e sincera relazione.
Veramente, è. Se il tutto fa statistica, allora è così.


A quale scopo raccontare puttanate nella speranza di non essere mai beccati? La verità è che si viene ciappati anche dopo poco tempo. Se ci cerca una persona per comodo o per semplice necessità, alla fine salta fuori ed anche in modo piuttosto veloce. Se si raccontano puttanate, queste vengono fuori in modo veloce, talmente veloce che spesso non ha nemmeno il tempo di raccontarle.
Mi trovo a vedere intorno "cose" che cercano se stessi negli altri. Soddisfare i propri bisogni fino a considerare gli altri come strumenti.

Tutto questo è sbagliato semplicemente perché non si può sfuggire da se stessi. Per risolvere i propri problemi interiori c'è un unico modo: affrontarsi ed è una cosa stramaledettamente difficile da fare. Spesso si ha bisogno di amici ma gli amici scappano se si annasano che sono solo oggetti da usare. E' un gatto che si morde la coda alla fine e non porta a niente.
Non serve saltare su ogni treno che passa, su ogni autobus nella speranza che ci porti lontano. La propria ombra ci segue continuamente perché è parte di noi.
Alla fine rimane solo la delusione di scoprire "cose" fasulle dove pensavi ci fosse un tesoro. Bah. Se vi porta a qualcosa continuate pure fino a che non avrete passato una vita inutile a cercare di scappare e nascondersi o a cercare di realizzare sogni utopici e senza senso.

“Si possono ingannare poche persone per molto tempo o molte persone per poco tempo. Ma non si possono ingannare molte persone per molto tempo”.
(A. Lincoln)



domenica 14 aprile 2013

Mi devo ricredere


E' solo comodo, quando lo fa.
E' solo illusione quando serve.
E' solo piacere quanto c'è tempo.
E' solo tempo, quando si trova.
E' solo intensità, quando si riesce a crearla.
Pertanto, cogli l'attimo e sbattitene se qualcuno ci vuole mettere altro.
Carpe diem ed il resto non conta.

sabato 13 aprile 2013

Relazioni

E' buffo per come le persone cerchino di sembrare qualcos'altro. Si sforzano di dare delle impressioni diverse quando i gesti parlano in modo altrettanto diverso e per quella che è la loro vera natura. Alla fine si dimostrano solo dei patetici saltimbanco.

Buon sabato

Stamattina mi sono svegliato decisamente bene... tutto qua :D

venerdì 12 aprile 2013

Nessuno si ricorda come si fa a parlare con qualcuno


Le notizie tristi capitano a fagiolo? Ecco, anche le altre. C'è sempre un filo conduttore per un certo periodo più o meno lungo.
Quindi

yyyyyyyyyyy: Ce l’hai Facebook? E non ti scrivono.
Mi dai il tuo numero? E non ti telefonano.
Ce l’hai mica Whatsapp? E non ti cercano.
Un’e-mail? Skype? MSN? Puoi dar loro tutto, non vi sentirete lo stesso. Il motivo? Hanno inventato tutti questi modi per comunicare, ovunque tu sia e in qualsiasi momento, tanto comodi in teoria quanto inutili nella pratica. Perché il problema vero è che nessuno si ricorda come si fa a parlare con qualcuno.
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xxxxxxxx
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Mastro Desade: posso usarla nel blog? 
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yyyyyyyyyyy: ho rubato anche io 
circa un minuto fa · Non mi piace più · 2

Esatto. Nessuno sa più parlare. Uno scrive qualcosa, quell'altro lo piglia in modo personale e nessuno parla. S'incazzano subito e fanculo. Già, perché anche un'incomprensione ed i fanculi alle volte aiutano a comprendersi sempre che si parli.
Così tra i farlocchi ci sono pure questi, quelli che non sanno parlare e vogliono una relazione di letto :D.
Mah!!!! :D