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lunedì 21 novembre 2016

I trofei di caccia

Si, è psicologia spicciola e pure persone immature che credono di essere migliori esponendo i loro trofei di caccia.

Adesso una premessa. A me non sono mai interessate le foto. Se una persona riesce a conquistare la mia fiducia e il mio cuore,  li sta. Non mi interessa rivedere le foto da qualche anno e versi magari più giovani e fisicamente più belli perché se è vero che il fisico con il tempo di disintegra, l'anima non il tempo cresce e quella non ha bisogno di foto anche perché è impossibile farle. Ribadisco che se ho una montagna di roba archiviata è perché volontariamente hanno deciso di inviarmele. Si vero, una fotina ci si scambia sempre per capire un po con chi si chiacchiera ma un conto è questo ed un conto è il gioco di per se.
Ah, ogni foto che ho messo rimediate in rete o galleria fotografica, è stata autorizzata. Ho rimosso quelle le cui autorizzazioni erano rimaste su Facebook, su profili chiusi e non recuperabili. Ci fu un tale al quale non avevo chiesto autorizzazioni ma che aveva tutti i links di attribuzione e quindi di pubblicità che mi fece togliere la galleria. La legge americana non ha finestre discutibili: o si hanno esplicite autorizzazioni o non si può fare un cazzo. Per questa ragione tutti i miei lavori sono depositati con relativo copyright su siti americani (chi ha orecchi, intenda). Il signore in questione le fece rimuovere ovunque senza una ragione logica esplicita. Quelle sue foto taroccate, seguitano oggi a distanza di anni a girare per la rete senza attribuzione.
Ogni santa volta che ho messo delle foto esplicite,  comunque non riconoscibili e taroccate, ho chiesto l'autorizzazione. A scanso di equivoci, tutte queste sono salvate in duplice copia insieme al materiale. In un paio di casi gli strumenti offertami da you tube e anche da programmi professionali,  non hanno offerto garanzie di anonimato a che l'identità delle persone sia sufficientemente garantita e sono state rimosse. Per tutto il resto, ho tolto anche gli scherzi, più o meno espliciti senza che mai ne fossi obbligato. Tutt'ora ho tanto materiale che potrei tenere on line senza violare nessuna legge ma non me ne frega una beata minchia e siamo al punto. Mi pare semplicemente una cosa stupida. Se una foto fa relazione allora mi sta bene. Se una foto fa un po di sano e sottolineo il sano esibizionismo, mi sta bene. Se una foto ricorda un momento trascorso assieme, mi sta bene ma oltre a questo, anche di poco no. Semplicemente le persone per quello che mi riguarda sono persone e tali rimangono come le tigri. Ovunque le sposti rimangono persone e tigri e vanno rispettate. Ah, il rispetto va SEMPRE nei due sensi altrimenti è per definizione un diritto irrispettabile. Ribadisco di nuovo che ogni diritto nasce da un dovere e senza questo non c'è nessun diritto. Semplicemente non esiste. Se ho un bel pacco di materiale di qualche singola persona è perché ho creduto alle sue promesse fasulle, alla sua lealtà che non c'è mai stata, ad una relazione che non c'è mai stata ma da come è andata, solo il tentativo di divertirsi e di uscire da qua con le mani piene di roba che non gli spettava. Nel caso dissi di metterle on line ma in un luogo riservato che avessimo potuto rivederle tra qualche anno e farci pure due risate in simpatia. Dell'account dove c'era il materiale, lei aveva le password.  Di nuovo peccato, non aveva ovviamente intenzione di far durare il tutto finito l'interesse. Si rompe il balocco, si butta via il tutto e sotto a chi tocca. Sottolineo nuovamente che non c'è nessuna che possa dire che sia uscito dalla loro vita con qualcosa appiccicato alle mani e che lo scopo fosse quello. Nemmeno se girate il mondo sottosopra e lo scuotete fino a che l'ultimo "cent" non è uscito di tasca. 

C'è un bello scritto sul libro: "Uomini, psicologia e psicoterapia della mascolinità" di Edoardo Giusti e Lino Fusco che recita. 
Trophyism (ricerca del trofeo). Gli uomini vivono la loro maschilità anche in relazione ad altri uomini; ritengono insufficienti le prove della loro virilità e che solo i più valorosi ottengano i migliori riconoscimenti. I corpi delle donne diventano trofei da conquistare per affermare la propria abilità sessuale e superiorità. Lusterman (1997) parla di Don Juanism (fare il Don Giovanni), l’assoluta compulsione a trovare, sedurre e abbandonare una donna, di solito entro il più breve tempo possibile. Il Don Giovanni, una forma di disturbo narcisistico, si sente continuamente pressato a raggiungere il più alto numero di conquiste sessuali spesso l’ottenimento del trofeo è seguito, repentinamente, da un senso di delusione e dal contemporaneo desiderio ardente di ripetere l’avventura. Don Giovanni manca di empatia e ha un bisogno eccessivo ammirazione da parte dell’altro che tende a sfruttare. Nel contesto matrimonio, egli non considera il suo comportamento di ripetuta infedeltà come preoccupante, anzi lo vede come un problema solo ed esclusivamente degli altri, della moglie in particolare che secondo lui chiede qualcosa, quell’attenzione emotiva che egli non le può dare.
Giovanni ha bisogno dell’attenzione, pressoché totale, di una donna che desidera e disprezza allo stesso tempo. È arrabbiato per il fatto avere questo bisogno di attenzione continua, e il rapporto con le donne, riproduzione del primario rapporto con la madre seducente e abbandonica, è caratterizzato dall’alternarsi aggressivo di avvicinamento e scomparsa, passione e vendetta.
La competizione maschile inizia nell’adolescenza, quando i ragazzi competono per essere i primi a “lasciare il segno”, a raggiungere più conquiste sessuali, a farlo con la ragazza più sexy. Questa mentalità, già dannosa in adolescenza, diventa ancora più distruttiva nell’età adulta, quando i “trofei di caccia” dell’adolescenza si scontrano con i bisogni degli uomini di sistemarsi e trovare una compagna per tutta la vita. Mentre collezionare nuovi e differenti trofei sessuali può essere celebrato tra gli adolescenti maschi, è un segno d’immaturità emotiva per gli adulti. Inoltre i corpi femminili, come trofei, non mantengono le loro caratteristiche fisiche. Così il cacciatore di trofei, inizialmente soddisfatto della moglie-trofeo, deve fare i conti con la terribile realtà che suo premio possa perdere la sua luminosità, mentre altri premi potenziali avranno un fascino più irresistibile.
Un altro aspetto di questa mentalità la rende particolarmente pericolosa. I trofei, una volta conquistati, sono considerati proprietà del vincitore, simbolo fisico permanente di realizzazione e valore. Ma le donne non vogliono essere oggetti passivi e affermano il diritto di scegliere con chi trascorrere la propria vita. Per gli uomini questo è inaccettabile apprendono a erigere un muro per difendersi dall’eccessivo coinvolgimento emozionale, sviluppano una sessualità non relazionale e viene insegnato loro a sessualizzare tutti i sentimenti di vicinanza fisica ed emotiva. Il risultato è che diventano incapaci di vivere un’intimità, che non sia esclusivamente sessuale e di costruire e mantenere relazioni stabili e durature. Ad esempio tra i pari dello stesso sesso c’è un panico omofobico e l’amicizia con le ragazze è contaminata da compulsive coloriture sessuali. Sono poco addestrati a distinguere sesso e intimità, essendo cresciuti in una cultura che, generalmente, presta scarsa attenzione ai loro bisogni relazionali ed esalta quelli sessuali.

Vi ci vogliono i disegnini si? :) Eccoli e se non li capite, non avete bisogno di uno bravo. Semplicemente non c'è niente o quasi da fare che tentare un'altra vita per crescere e non rimanere bimbi. Non è scritto per offendere qualcuno in particolare e neppure in generale ma solo quello che si vede troppo spesso e che non mi piace.

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La "mia" lotta nel corso degli anni, troppi a dire il vero, è sempre stata questa e di nuovo questo blog ne è pieno: riuscire a conciliare la "cosa" nel gioco (inteso come forma di amore e di empatia), con la persona che indiscutibilmente si trova ad essere in quella situazione. Una lotta tra la ragione e la perdita della stessa. Dal piacere di stare insieme e di conoscersi ed approfondirsi fino a darsi tutto con sincerità, lealtà e rispetto ed il distacco ed alle volte della freddezza e crudezza delle pratiche che si vanno a fare senza perdere il senso della ragione. Ci sono riuscito? Non sempre. Alle volte ti innamori troppo ma più spesso trovi persone della sub cultura umana che del peggio ne fanno lo scopo di vita.
Io non sono il meglio, do il mio meglio ed è diverso ma per dio, non voglio essere mischiato alla massa informe, non-pensante ed insensibile che troppo spesso si trova in giro soprattutto sui siti a tema.
Si vedono pure come una serie di papere idiote (nessuna offesa per le papere è), un certo numero di femmine, fare a gara a chi è il trofeo più ambito.
Poi di nuovo si domandano perché:

e' il semplice fatto che seguitano a succhiare il primo non coscienti ancora che hanno ancora in bocca il secondo. Il guaio è che con un po' di abbigliamento o alle volte anche senza, pensano di essere degli dei. Poi ci vuole uno bravo. Mah, la merce avariata è difficile recuperarla. Opinioni.




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