venerdì 19 aprile 2019

Auguri

Buon giorno. Si avvicina la Pasqua, un'altra festa cristiana. Per molti di voi atei, senza dio ed alle volte manco una morale, sarà  l'ennesima festa buttata. State qui sul mio profilo  o tra i miei contatti con il quasi unico scopo di essere letti ma senza quasi alcun interesse a leggere. Vi serve un pubblico a seconda del momento e del comodo. 
C'è chi dall'arte dei robi è passato all'arte dell'odio. C'è chi non avendo un cazzo da fare riposta le notizie ansa o dei vari tg. C'è chi viene a cercare un master ma anzi no, solo a scassare i coglioni. C'è a chi provoco reazioni allergiche anche gravi che si sente a rate che quelle poche volte che lo fa, poi ti pianta li a mezzo della discussione distratta dal buco che riempi nel tempo libero. C'è chi pubblica ip suo stato del giorno ma che se ne fotte altamente dello stato dei sui "amici". C'è chi ti contatta su questo o quel sito dichiarando un interesse che palesemente non c'è e credetemi, si vede e si sente. Ebbene, da festa cristiana può anche essere letta in chiave pagana. Morte e rinascita. L'evoluzione della vita. Migliorarsi. Ebbene, spesso dimostrate di non capire manco questo quindi è solo tempo perso. Insomma a quella croce insieme Gesù, avrebbero dovuto appenderci anche molti altri. Un'altra occasione persa. Al solito.
Buona Pasqua! 

domenica 7 aprile 2019

La fine di un tempo, l'inizio di un'altro



C'era una volta...
In una terra lontana situata tra quella de "I figli di Odino" e la "Terra dei Tritoni", giù al sud c'è una grande foresta millenaria nascosta su "Le montagne del fuoco".
In questa terra di mezzo vivevano i draghi.

Pochi ci erano mai arrivati. I draghi si sa, hanno un brutto carattere e sono creature schive non molto avvezze alla socializzazione. Hanno però una capacità certa oltre a quelle che molti conoscono ed apprezzano o disprezzano a seconda della loro cultura. Possono donare un pezzo del loro cuore a chi è degno o chi merita di essere salvato alle volte anche solo da se stessi o semplicemente alle persone che amano e da cui sono amate.

Così quel giorno, in cui la ragazza incontrò il drago, un pezzo di quel cuore batteva nel suo petto. A qualsiasi distanza fossero rimanevano uniti in un legame inseparabile, indissolubile, semplicemente inalterabile.

Un giorno di questi il drago cominciò a sentire un'inquietudine da prima come semplici sprazzi di uno stato d'ansia nascosto e oscurato da una marea di altri problemi legati ad una non pacifica convivenza tra le terre del nord e quelle del sud. Scaramucce di ogni tipo e morti ammazzati in ogni modo e misura tra cui qualche amico ed una inevitabile situazione in cui la terra dei draghi si trovava senza discussioni nel mezzo anche di questo. Non è piacevole trovarsi in un qualcosa più grande di te, tirato a forza per le scaglie. In tutto questo casino, qualche amico e parente ci aveva pure rimesso le bucce, finendo come parte integrante di armature e decorazioni varie delle due diverse fazioni come segno di forza e di coraggio.


Con il passare del tempo quell'inquietudine si trasformò in malessere. Qualcosa non andava e non capiva cosa. Il drago sentiva silenzio. Un silenzio dentro del tutto innaturale ed una voce lontana farsi strada nelle sue orecchie, appena pronunciata e quasi impercettibile seppur nitida e presente. Giorno dopo giorno la voce si tramutò in una figura eterea che assomigliava a quella ragazza ma non sembrava del tutto lei. Qualcosa non andava. Le sue parole da un tenue sussurro, divennero sempre più distinte ma continuavano ad essere prive di significato. Il drago le si avvicinò e le chiese:



"Ma sei tu. sei proprio tu? Che lingua è? Non è vichingo e non capisco."

Ma ogni volta che lei appariva con le stesse modalità, le stesse parole indistinte ed il drago chiedeva che lingua fosse, lei spariva improvvisamente così decise di indagare in merito.


Una notte senza luna per non essere notato, decise di farsi un volo verso l'abitazione della ragazza. Stranamente non sentì nessun rumore. Sembrava che in quella casa non ci fosse nessuno e solo delle flebili luci di candela, rivelavano la presenza di qualcuno all'interno. Nessun riso, nessun rumore di piatti, di famiglia, di gioia.
Si affacciò ad una finestra e vide solo persone silenziose. Si muovevano per la casa come fantasmi. Teste basse, movimenti automatici e facce che rivelavano una indicibile tristezza.



"Cosa mai sarà successo?" si chiese il drago ma non ci mise molto a capire. La ragazza non c'era! Si guardò intorno e sotto alla vecchia quercia secolare, notò una pietra grande che prima non c'era. Piano, piano si avvicinò trovandoci sopra scolpito il nome della ragazza che aveva volato con lui e capì. In fondo tutto era chiaro, palese, inequivocabile. Nessun fraintendimento possibile. I suoi occhi divennero gonfi di lacrime in un attimo e dalla dalla sua bocca uscì un suono gutturale, disperato,  inconsolabile ed orribile.

La disperazione si trasformò in rabbia e la rabbia in furia.

Il drago decise che la guerra doveva finire, che questo mondo era troppo piccolo per riempirlo di cattiverie, di odi, di incomprensioni, soprusi ed abusi e si scagliò con tutta la sua forza contro le armate dei due regni. Era così stupido riempire il mondo di uno stupido odio che già è così di suo e di arrivare a giustificarlo con motivi così stupidi e superficiali.



Ogni notte la ragazza tornava a trovarlo. Non riuscivano più a toccarsi né a comprendere le loro parole ma i due cuori pulsavano all'unisono quasi fossero il tramite tra due mondi e dimensioni. Si dice che la pioggia ed il tuono non siano altro che l'eco del ruggito e delle lacrime del drago che piange la sua bella e che al termine di ogni scroscio, ci sia un roseto che sbocci simultaneamente a ricordare al mondo che il vero amore non conosce né limiti di razza, né di bellezza esteriore, né di tempo.

Il drago - は桜木人は竜


martedì 26 marzo 2019

L'appartenenza nel BDSM e nel vanilla

Vi riesce di leggere i miei scritti in modo tranquillo e sereno perché così sono pensati e buttati giù. Volevo fare un post sull'appartenenza e poi la fatturazione elettronica, le reti, i pc, i routers, la sicurezza e via cosi, hanno mandato a ramengo il tutto. Poi anche i geni di Google che dopo aver inventato un social con l'intento di monopolizzare anche quello e aver fatto fiasco, hanno deciso di togliere tutto.


Vabbè, eccoci qua.

Ieri sera dopo aver beccato l'ennesima narcisista sociopatica in un gruppo. Presa, sputtanata e fatta scappare, parlavo al telefono con l' "amica" Klita, di questa qua. Profili fake, un master che non esiste con tanto di altrettanto profilo creato da lei stessa e via così. La solita emme in rete che pensa di non essere mai sgamata. Tempo al tempo, prima di aprire bocca, abbiamo fatto le nostre ricerche e venerdì scorso si è svegliata con questo post nel gruppo pubblicato in contemporanea sulla mia pagina.

Non metterti mai tra il drago e la sua rabbia - W. Shakespeare.

"Ti sceglierà, ti disarmerà con le sue parole e ti controllerà con la sua presenza. Ti delizierà con la sua  (apparente) intelligenza e i suoi (mai realizzati) progetti. Ti farà star bene, ma dovrai sempre pagare il conto. Ti sorriderà e ci ingannerà e spaventerà con i suoi occhi. E quando avrà finito con te ti abbandonerà e porterà con se la innocenza e il tuo orgoglio. Ti troverai più triste, ma non più saggio/a e ti chiederai a lungo cosa è accaduto e hai sbagliato. E se un/a altro/a come lui/lei busserà alla tua porta, gli aprirai?" Robert Hare - Pscicopatia.

Nemmeno sotto tortura apro più. Anzi, si provi solo ad entrare che mordo e anche di brutto. La cosa patetica di questi campioni di intelligenza e assenza di sensibilità, morale e spesso anche limite di azione, è che in qualsiasi luogo nascano, qualsiasi lingua parlino o altro hanno tutti/e lo stesso modus operandi. Preso/a uno/a, li hai presi tutti.

A me piace servirle calde le reazioni alle palate e non fredde. Quando qualcuno prova a scappare è bene che si accorga con profondo rammarico che si è trovato/a intrappolato/a nella stessa gabbia che aveva creato per il prossimo. Bellino è. Strillano parole convulse oppure se ne stanno in quel silenzio muto che nessuna frase sarebbe accettabile. Il suono assordante del silenzio alle volte è migliore delle frasi stupide e vuote che sulle prime provano a rifilarti. Giustificazioni, scuse e il tentativo bislacco di accusare il prossimo di aver capito fischi per damigiane. Penoso.
Ognuno di noi è rimasto incastrato per lo meno in un/a narcisista patologico/a a vari livelli. Inevitabile le domande sul recente passato. Così che fare, parlare di appartenenza che alla fine è un doppio filo o passare direttamente da questo post? Al solito, un trait d'union.

Trovai  questa descrizione su un gruppo di bekinky  e mi ha lasciò un po' perplesso.

"L'Appartenenza, nel BDSM, è una condizione fondata sulla disciplina, la devozione e la sottomissione, in un rapporto sano, sicuro e consensuale. Appartenere significa "essere di proprietà", nonché soddisfare le proprie necessità e desideri di sottomissione, sottostando alle regole ed ai principi del rapporto stesso. Appartenere non significa doversi innamorare, nè dover essere amati, ma significa instaurare e vivere un rapporto di fiducia e stima, di complicità (e compatibilità) delle rispettive indole, di scoperta e comprensione delle reciproche propensioni nella sottomissione e Dominazione. Un rapporto di Appartenenza (di proprietà) esiste quando, prima di tutto, vengono soddisfatte queste condizioni (altrimenti si chiamerebbe in un altro modo).  Se per caso sboccerà l'amore è solo cosa del destino, non la finalità di un rapporto D/s. Se invece già amate il vostro Padrone o Padrona, è solo una vostra situazione personale, non il significato di Appartenere." 

Cosa ci incastra al momento l’appartenenza con il narcisismo? In realtà tanto. Si tratta sempre di visione delle cose e della vita. Così come la discussione con Klita è finita naturalmente in quest’ambito, così mi accingo a discuterne qui. Sia lo scritto sopra che gli articoli successivi trovati in rete non sono oggetto di critica, di denigrazione o cose del genere, sono semplicemente fonte di spunto. Ognuno è libero di avere la propria opinione, le sue aspirazioni, idee e desideri. Il tutto ovviamente fin quando il comportamento di qualcuno/a non mi prende pieno nei testicoli. Allora è un’altra storia. I pezzi successivi alla definizione di appartenenza o sue argomentazioni, le ho chiaramente trovate su google e le cito in ordine di restituzione (per non far torto a nessuno).

  1. Master Aton
  2. Schiava di MasterSem
  3. Blog “Scala di Cristallo”
  4. Orizzonti sconosciuti
  5. Desiderosamente
  6. Lettera 43 – Spiegazioni di Master Davide La Greca
  7. Bdsm Italia – Articolo di Stefano La Forgia
  8. Gabbia

Intanto se l'Appartenenza se fosse un rapporto basato sulla fiducia si chiamerebbe fiducia o i suoi sinonimi. Se fosse basato anche sulla stima, la medesima si chiamerebbe stima e i suoi sinonimi. Nell'appartenenza si può anche essere complici però ma di fatto l'appartenenza nel vocabolario italiano è riferita ad un partito politico, ad un luogo fisico o ad un possesso di cose non di persone. Le persone non possono essere possedute. Le persone nascono libere, vivono e muoiono da persone libere qualsiasi relazione essi decidano di intraprendere, bdsm o meno. Da tempo dico che la schiavitù è finita. Allora come definire l'appartenenza in campo sentimentale nella lingua che ci accomuna tutti, l'italiano senza che ogni emerito bischero se ne esca su ogni singola definizione con un: "per me l'appartenenza è..." mettendoci dentro di tutto dai sentimenti al bollino blu della barnana cisquita. Per chi non avesse capito ancora che relazione ci sia tra le affermazioni di questo genere ed il narcisismo, parlando dal mio personale punto di vista, queste denotano una totale assenza di sentimenti e di relazioni umane quasi trasportando nell'ottica del distacco o dei non sentimenti, la relazione che più umana e profonda forse non ci sarebbe nell'ambiente comune denominato "vanilla" se non in casi particolari.

In campo affettivo se parliamo di appartenenza le due spiegazioni migliori che ho trovato sono queste. "E’ quel vigore che si sente, se fai parte di qualcosa…". Sentirsi parte di è uno dei bisogni fondamentali di ogni essere umano..." link articolo completo

Ci sono inoltre due articoli molto belli, uno al sito https://www.facciunsalto.it/ di Basilio Milatos. Estratti (ma andatevi davvero a leggere il tutto): "..legami che non negano la libertà individuale, ma liberamente inducono a sentirsi di appartenere a qualcuno. Una scelta per cui non c’è altra scelta. È così e non può che essere così. Succede raramente nella vita. Sul piano intimo, profondo, con pochissime persone, qualche volta una sola. Quella che non bussa per entrare: arriva e la senti come fosse dentro da sempre.   Quella che cammina sul filo sottile del tutto e del niente: in un momento della vita senti di essere e avere poco o niente, poi arriva lei o lui, ti si mette accanto e improvvisamente sai di essere e avere tutto

L’appartenenza è la certezza che niente mai potrà separarvi veramente. Anche dopo mesi, anni, lustri che vi sarete separati.  Se ne infrangi le leggi non scritte, la nemesi non è indolore. L’appartenenza segna il sangue che sgorga quando la lama del tradimento o dell’abbandono squarcia il suo velo protettivo."

Ce n'é un altro in amore coniugale ma il sito è attualmente off line (25/03/2019).

"L’appartenenza è una parola derivata dal latino, composta da questi tre elementi: “ad”, “pars” e “tenere”, e significa : far parte, sentirsi parte di qualcuno o di qualcosa.

E’ un atteggiamento, con conseguente sentimento, che si trova in tutti i legami affettivi più intensi e più profondi, come quello materno e filiale, ma, in modo del tutto particolare, caratterizza il legame amoroso.  Nell’amore  infatti si attua un rapporto così intimo, un’unione all’amato così totalizzante,  da far percepire, come effetto, la indicibile, piacevole sensazione di esserne parte integrante e di essere così inseriti nell’altro da sentirsi da lui posseduti, come sua proprietà.
L’appartenenza è così la controparte del possesso, la condizione relativa ad un rapporto di proprietà di un bene di cui si ha tutto il diritto di disporre e di godere.
Proprietà e possesso, in questo caso, potrebbero ma non devono essere assolutamente confusi con lo stato di dominio, che comporta inevitabilmente la condizione frustrante e avvilente di dipendenza e di asservimento. L’appartenenza è ben altro che dipendenza, in quanto questa è essenzialmente tendenza a posizione passivo-recettiva, che può anche essere avulsa da qualsiasi rapporto di intimità."  · 
 ...
"Il sentimento di appartenenza così inteso si associa al processo di identificazione personale che nell’amore trova la vera relazione ontologicamente (o no), unificante.""

Il giochino che nel SM Appartenenza significa qualcos'altro e a seconda a chi domandi, ti darà una spiegazione diversa non in quello che sente ma sul significato intrinseco della parola, mica mi torna tanto. Significa distorcere la lingua che parliamo e portarla a seconda del proprio interesse o comodo o modo di pensare per attuare i propri scopi.

"Ti sceglierà, ti disarmerà con le sue parole e ti controllerà con la sua presenza. Ti delizierà con la sua  (apparente) intelligenza e i suoi (mai realizzati) progetti. Ti farà star bene, ma dovrai sempre pagare il conto. Ti sorriderà e ci ingannerà e spaventerà con i suoi occhi. E quando avrà finito con te ti abbandonerà e porterà con se la innocenza e il tuo orgoglio. Ti troverai più triste, ma non più saggio/a e ti chiederai a lungo cosa è accaduto e hai sbagliato. E se un/a altro/a come lui/lei busserà alla tua porta, gli aprirai?" Robert Hare - Pscicopatia.

Così mi chiede del passato e rivelo situazioni che non ho mai messo on line, non ne avevo mai parlato con nessuno e provo a far rileggere il tutto dall'ultima situazione vissuta. Confrontatela con le vostre.


"Non è quindi cosa di poco conto diagnosticare un individuo come psicopatico. Come per ogni disturbo psichiatrico, la diagnosi si fonda su una serie di sintomi che l'individuo presenta." R. Hare - Psicopatia.  Quindi prendete il tutto con le molle. Non essendo uno psichiatra o psicologo, il tutto non ha valenza scientifica ma si basa solo e non è poco, su test comportamentali scientifici per il riconoscimento della sociopatia universalmente riconosciuti. Personalmente sottoponendo la mia esperienza a chi di competenza. 


Rileggi bene (Klita): "Io ti appartengo? Ti prego, dimmelo ancora..." Ma come tutti i sentimenti devono andare nei due sensi. La mira narcisista è semplice in fondo "Vorrei sentirmi ancora tua, al centro del tuo mondo", il centro del mio o del/la abusato/a universo. La troia che gode ma allo stesso tempo la regina assoluta (o il re), di tutto quello che è la vita dell'altro/a (1 - egocentrismo),  sentire tutte le attenzioni addosso e non darne nessuna (2 - possesso, sei l'oggetto del suo piacere fintanto che ce ne trova uno). Perché in fondo è facile scrivere così dietro ad uno schermo e dirlo guardando negli occhi a cui è destinata.


Dal vivo invece c'era solo un io mi vergogno ad esternare i miei sentimenti. Alle volte non è necessario parlare. E' un gesto, un abbraccio, uno sguardo, una carezza, una stretta alle mani o intorno al corpo. Alle volte è buttare sul letto chi ami e semplicemente fare senza pensare a se stessi e passato magari quell'attimo intenso, unico, speciale che azzera la distanza, recuperare il rapporto D/S (SM), che in fondo ci lega e che non è altro che l'esaltazione portata al top di questi sentimenti. "Ne sarete dipendenti e mai sazi" (3 - assenza di appagamento, continua ricerca del piacere fisico), ed infatti non è la situazione che sazia, sono le persone, quel legame li. Se non provi niente, non senti niente. C'è la parte del linguaggio che non avviene con la bocca. L'idea di guardare negli occhi chi ti dice una bugia e capirla, è un errore comune. Il linguaggio è qualcosa di più complesso. Quando è vuoto manca di gestualità, è privo di una serie di movimenti del corpo che rafforzano in modo inconsapevole le idee ed i sentimenti. Parlare con le mani e/o il linguaggio del corpo ne avrete sentito parlare credo. Se è falso avrete prima di tutto un'assenza quasi totale della gestualità. (4 - falsità continua)

E non è un contatto fisico. E' la sensazione di unicità che da un rapporto. Un legame che supera le distanze e il tempo. Ovunque sei...

Il secondo chiesi di riscriverlo due volte, questa che vedete è la terza. C'è un benché minimo riferimento ad una sensazione che non sia il suo piacere? No (5 - Assenza palese di sensazioni, ripetuta, continua anche se richiesta come descrizione. Nessuno di voi ha mai chiesto all'altra cosa provasse o abbia sentito il bisogno di esprimerlo? Ecco, questi si limitano solo alla descrizione del piacere fisico). Alla fine è qualcosa scritto solo per adulare me e quello che son capace di fare (7 - adulazione). Quindi mi sfida ad usare gli oggetti che lei (o chi per lei), non sa usare che non trova riscontro a casa cercando di ottenere il massimo così se ne torna a casa a carponi. Ma io sono egoista un po', prendo tutto per me. Sono una slave. Il discorso non fa una grinza in effetti. Ma rimane il fatto che ogni piacere deve essere ricambiato, ogni diritto nasce sempre da un dovere (8 - niente doveri, solo diritti). Ti porta un regalo, due e te lo da con un sorriso. Qualcosa magari a cui tieni, un presente con le iniziali incise MDS che alla fine è solo adulazione ma tu la sbagli come attenzione ma che questa non è. Oppure pensi che sia qualcosa di diverso, di voler dire o fare qualcosa in più nell'intimità ma nulla. E tu sei li che dopo aver soddisfatto una nuova che vuole partecipare a degli incontri a tre senza metterci niente che sia anima e ad un orecchio mentre ti sta sdraiata sopra e sta godendo come una vacca e tu le dici: "Ti amo", tra il sentirlo ed il vedere che succede e niente. Buttata al vento. Non un girarsi con un'occhiata, né una risposta. Come se qualcuno avesse parlato al vento. Niente. Nessuna reazione così inevitabilmente ti domandi a chi cazzo ha spedito e scritto tutte quelle belle frasi o ha inviato una canzone dal testo e dal significato inequivoco, magari cantandoci su dopo aver chiamato (8 - Bugie continue. Certi che non siano verificabili nel breve periodo).

Però c'è un però. Io non ho niente da nascondere. Quello che mi mandano rimane li. Non ho un marito o una moglie a cui devo far sparire quello che ci si è detto. Ognuno rispetta l'altra. Ognuno ha i suoi contatti. In alcuni stati foto e film che spedisci sono di chi li ha avuti in regalo e ne ha pieno diritto di uso anche in internet. Semplicemente son cose regalate e donate e fine. Anche la legge italiana vieta la pubblicazione ma non ne annulla il possesso. Così mi son tenuto tutto, lei no e al momento che è passata dalla fase adulazione, alla fase negazione (9 - Fase negazionista), c'è rimasta di sasso. Così come la tipa a cui in fondo è dedicato il post ma i cui atteggiamenti sono gli stessi di fondo. Gli stessi di quello di Klita, gli stessi a cui è capitata un'altra ai vari Leonardo, Alberto, Stefano, Giovanni o ancora a Stefania, Gianna o Paola."La stessa parola è diversa se la usano due scritori differenti. Uno se la estrae dalle viscere. L'altro la tira fuori dalla tasca del cappotto". C. Pèguy A che scopo togliere il tutto anche l'introvabile dal mondo se non dai due partecipanti alla relazione altrimenti? Non ci sarebbe pericolo che venisse trovato da altri a meno che, uno dei due stesse per negare ogni cosa, prepararsi a prendere per il culo qualcun altro/a e quindi non vedersi dire dal/la precedente: che cazzo combini? O avvertire il/la successiva preda che sta finendo nelle grinfie di un narcisista. Marito o moglie compresi che da emeriti coglioni ancora non si sono accorti di essere costantemente manipolati. "Cambiare tutto per non cambiare niente" no? Negare di averlo mai fatto. ripulirsi la facciata, fare la famiglia felice, il singolo o la singola onesta e pura. Immacolata per non far capire al prossimo che se entri in un porcile rischi di sporcarti di meno. Raccontano quello che gli fa comodo ad uno/a e l'esatto contrario all'altro/a. Quelli più evoluti fanno fuori il precedente per evitare che vengano in contatto tra di loro o di doversi ricordare quale cazzata hanno raccontato e a chi (10 - Assenza di moralità, nessuna considerazione dei sentimenti altrui o delle loro azioni sugli altri).

Lo psicopatico è un ribelle, un individuo che trasgredisce con zelo quasi religioso i codici e le norme sociali prevalenti... un ribelle senza una causa, un agitatore senza un slogan, un rivoluzionario senza un programma. In altre parole la sua ribellione vuole raggiungere scopi che soddisfano solo lui/ei,; è incapaci di qualunque impegno che vada a vantaggio di altri. Tutti i suoi sforzi quale che sia la loro forma, rappresentano investimenti finalizzati a soddisfare le sue voglie e i suoi desideri immediati." Robert Lindner

All'epoca dicevo che lei viveva con un tale brasiliano di nome Slovo Embolos. Insomma ogni tanto partivano degli emboli ingiustificati. Cazzo vuole quella la. Quella maiala rossa che si crede chissà chi e bla, bla bla. Così, per nulla. Se una persona non ti piace perché ti sta antipatica, perché ci esci e le sorridi pure? (11 - cambi di umore repentini ed ingiustificati, alle volte anche molto spinti tanto da chiedersi perché una tale veemenza).

Eventuali meriti sono loro. I demeriti tutti degli altri che non tollerano manco come presenza, figuriamoci come possibili concorrenti. Lei o lui non sanno fare un cazzo. Dammi la ricetta del che glielo faccio io vedere come si fa. E anche il tutto internet o perché mai uno dovrebbe nascondere una cosa al/la compagna quando si tratta di lavoro di cui ne beneficiano entrambi? L'unica risposta coerente è che l'altro non sapesse assolutamente niente di niente e che il merito fosse suo. Non si spiegherebbe altrimenti il fammici parlare che così posso mettere giù testi e contenuti adeguati alla bisogna. Nulla ma per poi finire con me con un: ho imparato a guardarti sai? Per finire inevitabilmente nel nulla. Adesso tutto quanto è internet semplicemente non esiste più. Non c'è niente di niente, nemmeno un loghetto fatto da sola. Nulla. (12 - Progetti mai conclusi, mai portati a termine, frutto di una saccenza inconcludente. Un po' l'effetto Dunning-Kruger che da solo potrebbe anche non valere niente ma nel contesto...), per arrivare alla fase del: tu non esisti (13 - Fase sparizione). Non ci sei mai stato/a. Non sei mai esistito/a. Aspetti una telefonata, una chiamata, un messaggio o una spiegazione razionale, logica e umana che non ci sarà mai. Alle volte spariscono e basta. Alle volte provano a farti passare da scemo ed anzi stimolano la tua reazione per farti sentire perso/a. Non capire ed alla fine avere anche qualche reazione sopra le righe semplicemente con uno scopo finale: farti passare per colui/ei che è in torto e spesso ci riescono (14). Per quello che mi riguarda c'è anche una non chiara comprensione del proprio lavoro. Insomma le cose che non andavano erano quelle degli altri mentre era evidente che le cose che non andavano erano nel suo settore. La cosa si era ripetuta in modo ripetitivo. Opinione mia o no, è andata di fatto così (15/16 - Colpevolizzare gli altri per i propri errori, negare i propri). Ha messo più volte zizzania in modo molto astuto, riferendo o parlando di confidenze fatte da altri/e, ventilando inadeguatezza, cambiando opinione in modo repentino e negando di averlo mai fatto (17-18-19). Ho provato a fare il test, molto prima di pubblicarlo, sul sito e il tutto, astenendomi dalle domande dubbiose o i cui non ero sicuro e rispondendo si ai soli comportamenti ripetitivi fino a rimanere stupito del risultato. Quindi è semplice affidare un messaggio a parole non proprie. Ad una canzone, ad un aforisma, ad una emoji, a quello che si rimedia in rete. 
"Ora capisco che vuol dire
Averti accanto prima di dormire
Mentre cammino a piedi nudi dentro l'anima" 
Semplicemente è che non si può scrivere di qualcosa che non si conosce, che non si sente. Al posto del cuore ha un ferro da stiro. Così, l'esempio che l'altra sera è uscito fuori: "E' come mettere la mano sul fuoco e non sentire niente?". Si è questo. Loro non sentono niente. Non sono vivi. Respirano, mangiano, scopano, si riproducono ma non sentono assolutamente niente. Nulla!

Le idee di reciprocità e di comprensione sono possono essere concepite in senso emotivo, egli conosce soltanto il significato delle parole.  V. Grant (The manacing Stranger) 

In un altro modo si potrebbe dire che è come se uno guardasse un semaforo. Tutti vedono la luce rossa, gialla e verde. Loro no. Sanno che il rosso è in alto. il giallo nel mezzo ed il verde in basso ma i colori non li vedono! Che c'è di male a dire la verità quando questa è semplice e banale e umana e che apparentemente non mette a rischio niente? Perché non dire al compagno/a questo me l'ha fatto tizio/a e si sta dimostrando anche amico/a di tutti noi? Quale spiegazione posso sinceramente dare a ciò che da qua mi pareva assurda e tutto mi porta ad una risposta sola. Che nessuno sapesse che avessi mai fatto qualcosa. Che fosse "merito" mio. Perché non far leggere chat di lavoro niente altro se non c'è niente da nascondere davvero e non c'era NIENTE da nascondere? Perché credo sia facile dire questo l'ho fatto io quando non è vero una sega, chi è dall'altra parte si fida e la da per scontata. Ecco, non fidatevi. Metteteli/e alla prova fintanto che se son stronzi/e verranno inevitabilmente a galla e vedrete se sono della pasta della principessa cattiva di Cenerentola (Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?), Oppure la figura del principe azzurro che è facile incarnare in un nobile con un regno ma che in realtà è solo un uomo ricco d'umanità in grado di vedere oltre l'apparenza dei vestiti e che la nobiltà vera è solo quella dell'anima.

In conclusione: l'appartenenza è e rimane un sentimento sia in campo vanilla che in campo BDSM. Qualcuno ci vede di meno giustamente perché la vista non è uguale per tutti. Per alcuni/e è semplicemente uno stato, un essere oggetto. Un qui pro quo fra il linguaggio italiano e quello che alcuni intendono. Alle volte nonstante tutto ci troviamo davanti a dei/lle sociopatici/che anche se non lo vogliamo. Con la mia piccola esperienza spero di avervi dato qualche piccolo strumento in più anche per sublimare cosa cercate in ambito SM. C'è chi si accontenta di essere cagna o Sir sempre e comunque e chi in cuor suo, sa che nonostante l'appellativo durante la session, è e rimane una regina o un re.

giovedì 28 febbraio 2019

La solita google porcata

"A seguito dell'annuncio del ritiro dell'API di Google+ programmato per marzo 2019, il 4 febbraio 2019 saranno effettuate una serie di modifiche all'integrazione Google + di Blogger. 

Widget di Google+: Gli widget “pulsante +1”, “follower di Google+” e “badge Google+” su Layout non saranno più supportati. Tutte le occorrenze di questi widget verranno rimosse dal tuo blog. 

Pulsanti +1: I pulsanti +1/G+ e i link di condivisione Google+ sotto ai post del blog e nella barra di navigazione verranno rimossi. 

Se hai un modello personalizzato che include le funzionalità di Google+, potresti dover aggiornare il modello. Contatta il gestore del modello per un consiglio. 

Commenti Google+: I commenti Google+ verranno disattivati e tutti i blog che li utilizzano verranno ripristinati come commenti di Blogger. Sfortunatamente, non è possibile migrare su Blogger i commenti pubblicati come commenti Google+ comments e non saranno più visibili sul tuo blog. "


In attesa di decidere come comportarmi, rinnovo il mio personale disappunto all'ennesima porcata di google. Avete costruito un social che solo uno webete poteva "seguire". Simile ad FB con una chat assurda e con la rinomina del formato immagini del vostro. Oggi avete deciso di cancellare tutto. Siete affidabili come un ranocchio ubriaco.
Cercherò di sfruttare il meno possibile i prodotti google anche in campo aziendale per evitare queste ricorrenti situazioni.
Per i lettori. Appena questi qua avranno deciso, ricomincerò a postare.

domenica 13 gennaio 2019

Diffamazione a mezzo internet


Mi sono rotto i coglioni in modo biblico di venire tacciato di essere bugiardo, di vedermi offendere in modo personale da l'ultimo coglione che si crede dio o che è cresciuto nella più profonda maleducazione  o i cui tentativi di educarlo/a al buon vivere comune, al rispetto delle idee altrui e alla dialettica come motivo di incontro e di crescita. I miei attacchi, alle volte anche pesanti non sono MAI personali. L'ultima volta che ho dato di scemo a qualcuno sono diversi anni fa e ho sbagliato. Imparo dai miei errori o per lo meno ci provo.
Pertanto, come avvertito il tipo di bekinky, ribadisco che vale per tutti: scemo, idiota, buffone, racconta frottole etc. etc. per quello c'è sempre la diffamazione a mezzo internet e i miei legali faranno quello che devono nelle sedi opportune. Non avverto più nessuno, non rispondo più a nessuno. Fine della comunicazione.  

Non metterti mai tra il drago e la sua rabbia. (William Shakespeare)

mercoledì 9 gennaio 2019

Secondo voi chi è un master?

Premessa:
Magister s. m., lat. (pl. magistri). – Termine corrispondente all’ital. maestro (v.) nelle sue varie accezioni, usato spesso con riferimento al mondo romano con il sign. di «capo, comandante» e, seguito da un genitivo, come titolo di magistrati, comandanti militari, funzionari del mondo romano e medievale: m. equitum, magistrato straordinario dell’antica repubblica romana (5°-3° sec. a. C.), e poi del Basso Impero, incaricato del comando della cavalleria; m. militum, nel tarda antichità, comandante delle fanterie di tutto l’Impero romano; m. officiorum, una delle quattro cariche più elevate dell’amministrazione centrale dell’Impero romano negli ultimi secoli; m. curiae, funzionario di corte che, nel tardo medioevo, dirigeva gli affari della casa reale. Nelle università medievali e rinascimentali, chi aveva titolo per insegnare nelle facoltà universitarie (attualmente, nelle università di lingua inglese master of arts designa uno dei gradi che si conseguono negli studî universitarî).
Magister, mastro o master racchiudono in se prima del "capo", un certo e determinato saper fare, conoscenza della materia. Se siete mai stati in qualche cantiere, troverete che ci sono certi Mastri muratori che sono i capi e perché sanno fare. Mi è capitato di essere chiamato Mastro in certi ambienti di lavoro come segno di rispetto.

Ebbene non credo che saper usare delle corde, una frusta, degli oggetti possa essere chiamato Master in ambiente SM. Insomma è una cosa troppo limitativa o limitata perché sia così. Di sicuro uno bravo nel legare potrà essere chiamato rope-master o nawashi o quello che vi pare. Uno bravo magari con le fruste, whip-master magari riferito anche a qualcuno in grado di costruirle con abilità di sana pianta. Insomma, cerchiamo di capirsi una volta tanto o qui siamo tutti master o solo alcuni hanno capacità decisamente più ampie rispetto ad una singola abilità. Un master gestisce una persona non un oggetto e potrebbe anche non essere così abile con i vari singoli strumenti ma molto abile e guida per chi gli si affida.
Ne avevo già parlato ma in questo momento chiedo semplicemente la vostra opinione. Mi limiterò a leggervi qualora voleste commentare qui o ovunque metterò questo post.
Spero che il quesito sia chiaro e comprensibile per tutti.

domenica 16 dicembre 2018

Affrontare se stessi in ambito SM e la moda del momento.



Come cavolo faccio a spiegare la profonda differenza tra un giochino di ruolo SM e un rapporto VERO SM?
Ci ho provato nel corso degli anni nello stesso modo, seguendo lo stesso filo conduttore, la metafora della tigre che nessuno sembra comprendere.
Passano gli anni, inesorabili e "tu" ti imbatti nei soliti ignoti che non vogliono capire o a sto punto, proprio non capiscono, non ci riescono. Nel primo caso sono dei perfetti stronzi, nel secondo caso oltre che stronzi sono pure dei perfetti imbecilli. Non so chi sia meglio.

Qualche anno fa pubblicai, "le donne italiane" (cercatevelo che non ho voglia), e venne giù il finimondo. Era la solita provocazione.  Il modo che conosco per obbligare il prossimo a pensare e che spesso (purtroppo), non fa pensare ma mette in luce i limiti di cui sopra. Li lasciai fare e poi misi questa bellissima canzone di Mia Martini.

Bellissima vero? :) Eppure sta tutto anche in inverso. Cavolo se ci sta.
Ci gioco un po':

Sono stata anch'io bambino
Di mia madre innamorato
Per lei sbaglio sempre e sono
Il suo figlio sgangherato
Ho provato a conquistarla
E non ci sono mai riuscito
E lottato per cambiarla
Ci vorrebbe un'altra vita.
La pazienza degli uomini incomincia a quell'età
Quando nascono in famiglia quelle mezze ostilità
E ti perdi dentro a un cinema
A sognare di andar via
Con la prima che ti capita e ti dice una bugia.
Le donne non cambiano
Prima parlano d'amore e poi ti lasciano da solo
Le donne ti cambiano
E tu piangi mille notti di perché
Invece, Le donne ti uccidono
E con le amiche deridono e sparlano di te.
Piansi anch'io la prima volta
Stretto a un angolo e sconfitto
Lei faceva e non capiva
Perché stavo fermo e zitto
Ma ho scoperto con il tempo
E diventando un po' più duro
Che se la donna in gruppo ha più paura
Quando è sola è più bugiarda.
Le donne non cambiano
Cercano il mito per mostrarsi
E poi ti svendono
La notte, le donne non tornano
E ti danno tutto quello che non vuoi
Ma perché le donne che nascono
Sono figlie delle donne
Ma non sono come noi
Amore le donne che cambiano
Sono quasi un ideale che non c'è
Sono quelle innamorate come te


Già, l'ideale che non c'è. Fa tanto riflettere vero? :D Avete mai visto un miliardario, uno sportivo con un ottimo conto in banca uscire o "accoppiarsi" nel senso di fare coppia non di riprodursi, con una qualunque qualsiasi? Naaaaaaaa!!! Se è vero che da un punto di vista maschile soldi = bella topa, è anche vero che bella topa = soldi. Insomma, tu hai i quattrini, io un bel culo, facciamo una bella coppia a prescindere dal carattere per lo meno fino a separazione avvenuta.
La stessa provocazione o la voglia che qualcuno rifletta, sulla differenza tra l'apparire e l'essere. Provo a metterla così. Uno di noi qualsiasi, una sera finisce ad una festa sado maso, si diverte, prova, gli piace e così ci da dentro. Poche domande. E' divertente, fa godere e anche tanto visto che oggi padroneggiare alcune tecniche non è poi così difficile. Finita la festa, si ripongono gli abiti nel cassetto e si indossano quelli più comuni di tutti i giorni. Nessun problema, nessuna relazione tra il giorno e la notte. Come ci si veste per andare a ballare magari, ci si veste o ci si sveste per godere un bel giochino di ruolo. Ai miei tempi ti capitava un giornaletto particolare o un servizio estremo su "Le Ore" e scoprivi che oltre al sesso più o meno tradizionale che piaceva più o meno a tutti...





sentivi una forte pulsione per altro. Qualcosa che non era del tutto "normale" anzi, veniva considerato fuori di ogni possibile deviazione. Semplicemente oltre. 








Quindi passi inevitabilmente da quelle fasi di riflessione che sono molto simili a quelle descritte nel sito: https://www.psicologiagay.com e quindi adattata:

"Possiamo considerare una prima fase precedente alla definizione in cui si riconosce di provare interesse per una certa sessualità ma ci si rifiuta di essere così (diversi), quasi dei mostri.

Una seconda fase chiamata di Autodefinizione nella quale inizi a pensare di poter essere Sasomasochista, ma pensi che sia solo una cosa che riguarda la tua sfera sessuale, non che coinvolga la tua intera identità.

Una terza fase, successiva all’Autodefinizione in cui accetti questa parte di te e cerchi di integrarla nella tua “vecchia” identità."

Con tutti i fattori negativi e riflessivi riportati nel sito e forse anche altri e molto diversi, più ampi. Spesso il SM coinvolge anche l'eventuale bisessualità. Lo scoprirsi così. Il fatto che tizia neghi fortemente di essere bisex o di piacerle la fica, poi quando fa sesso con l'altra o le altre, viene e gode in modo più intenso e continuo che con un normale rapporto etero. E' chiaro che c'è un notevole conflitto interiore perché quello che si pensa non è quello che invece il corpo comunica. Il pensiero inconscio e l'istinto contro  la ragione e l'educazione. Considero il fatto che questa è una delle tanti granellini di sabbia che compongono la spiaggia del SM, per capire che genere di evoluzione, scoperta e accettazione di se, poi ci si ritrova ad affrontare. E' alla fine questo il serio punto "evolutivo", sociale. Si possono indossare abiti, andare ad una festa e divertirsi come ci pare ma non si può indossare se stessi e cambiarsi a comodo. Chi siamo è qualcosa di diverso dall'apparenza. Non c'è bisogno di un paio di scarpe o pantaloni griffati o del dress-code di una festa. Non c'è bisogno di altro che noi stessi come mamma ci ha fatto. Siamo tutti uguali li senza nessun vestito addosso. Magari si indossano per giocare, per dare sensazioni o per ampliarle ma non sono gli abiti che lo fanno, siamo noi.
Un gay uomo se si veste da donna non lo fa perché è l'abito che lo fa sentire donna. Se lo toglie rimane quello che è. Semmai esalta con l'abito la sua anima, la sua essenza e la femminilità. Ora, e per girare la frittata. Qualcuno potrebbe dire che non cambia niente. Uno si infila in questa vita e si scopre gay, sadico, masochista e via così. Il punto è sempre e solo l'accettazione di se. Chi lo considera un gioco o un divertimento non avrà MAI grossi problemi e tantomeno limiti. Non riuscirà MAI a capire un'introspezione di se in una profondità che non c'è. La mente non torna indietro. Non si può rinunciare ad una parte di se senza compromettere la propria felicità. Non si può manco pretendere di uscire per strada e trovare il partner ideale o replicare situazioni vissute o ancora vette raggiunte con altri. NON CI SONO ALTERNATIVE. Siamo forse molti attrezzati per i miracoli ma per l'impossibile non lo è nessuno. Questa non è una moda come ha scritto sto filosofo rumeno dal nome Emil Cioran che a quanto pare anche lui non ci ha capito veramente una mazza: "Onan, Sade, Masoch, che uomini fortunati! Poiché né i loro nomi né le loro scoperte saranno mai fuori moda." Fosse ancora vivo potrei forse rispondergli che c'è gente che parla di filosofia e non capisce un cazzo di filosofia. Come molti.
A me dicevano cose del genere. Guarda che entrare nel SM non è facile ma se ci entri è impossibile uscirne. Questo è il senso in fondo. Bisogna essere pronti ad affrontare se stessi. A dialogare e rispettare (se è la persona giusta), quella con cui facciamo il percorso. Si basa sull'assunzione di responsabilità verso se stessi e verso gli altri visto che non può esistere responsabilità a scadenza. E' altrettanto vero che non tutte le persone danno le stesse cose nello stesso modo pur magari tutte mettendoci il massimo possibile, con qualcuno/a inevitabilmente ci si troverà di più a proprio agio. Non per questo l'altro/a è merda o da buttare. Le persone non si buttano, si amano per quello che ci danno, come possono, per quanto possono. Quindi si, difficile entrare, impossibile uscire perché non si può uscire da se stessi. Questo non è un "gioco" anche se prende forma attraverso i giochi e l'empatia. Questa è crescita ed evoluzione anche nel semplice star bene assieme e scusate se è poco. Qui è tutto alla massima potenza. L'intimità, la sessualità, la fiducia, il rispetto, il piacere e se con sentimento anche l'appagamento, altrimenti tutto è zoppo ed incompiuto, incompleto. 

La chiave di volta tra una omosessualità dichiarata però e un'appartenenza nel SM, è che nella prima non c'è quasi modo di nasconderla. Devi per forza fare i conti con i tuoi amici, i tuoi genitori e con tutto il mondo. Ti obbliga a manifestarti mentre qui no. Non c'è coraggio, non c'è presa di coscienza, non c'è altro che un cambio di abito. Uno per tutti i giorni, per il pubblico, uno per la "notte", per pochi "eletti". Così visto che non metto niente a caso, riprendo il pensiero di Rita Levi Montalcini  e la conseguente domanda. Se sono "rare sono le persone che usano la mente, poche coloro che usano il cuore, e uniche coloro che usano entrambi"... cosa cazzo ci mette il resto del mondo, la "fava o la topa"? Come al solito, mi viene spesso il dubbio del perché persone così diverse, senza conoscerne il pensiero reciproco giungono alle stesse conclusioni. Di conseguenza la mia diffidenza in qualche modo è giustificata. Insomma, dimostrami cosa ci metti e forse ti considero. 
In conclusione di questo post mi vengono in mente alcune idee di Eric Fromm che guarda caso, sembrano incastrarsi a pennello in tutta questa storia:

"Gli idoli dell’uomo moderno avido, alienato sono la produzione, il consumo, la tecnologia, lo sfruttamento della natura. Quanto più ricchi sono i suoi idoli, tanto più l’uomo si impoverisce. Invece della gioia egli va in cerca di piacere e di eccitamento; invece di crescere cerca possesso e potere; invece di essere, egli persegue avere e sfruttamento; invece di ciò che è vivo sceglie ciò che è morto. 
...
È un dato di fatto che la maggior parte degli uomini siano oggi impiegati o simili di livello più o meno alto, che fanno ciò che qualcuno dice loro di fare o che è imposto dalle regole, evitando di provare sentimenti, perché i sentimenti disturberebbero il funzionamento armonico della macchina.  Il tratto distintivo di ogni società industriale è il suo corretto funzionamento, giacché ogni intoppo, ogni frizione nel meccanismo della macchina è uno spreco di denaro. Così gli uomini devono esercitarsi a provare quante meno emozioni sia possibile, perché le emozioni costano denaro. ...
L'egoismo è una forma di avidità. Come ogni forma di avidità, è insaziabile, per cui non c'è mai una vera soddisfazione."

Tanta gente è arrivata qua per provare e alla fine in fondo SOLO in cerca di appagare un'insoddisfabile eccitazione con gli effetti di per cui troppi ne hanno pagato il prezzo.

Le persone si vivono, non si provano.


Cosi ogni esperienza negativa alla fine ha fatto solo questo, "Mi ha tolto la speranza. Mi ha tolto i sogni. Vivo adesso nella paura che un giorno mi potrebbe capitare un'altr@ del genere" Cit. E fidatevi, non è facile. Prima credevo molto alle parole, adesso guardo quello che fanno e solo dopo quello che dicono.